Tangenti, Fitto condannato a quattro anni. "Dai giudici una scelta politica precisa"
Bari, 13 feb. - (Adnkronos/Ign) - "Leggo che io avrei preso una tangente, scusatemi 'una tangente del c...' io non ho preso nessuna tangente e non accetto che venga indicata in questo modo perché la gara in questione è una gara regolare". E' un Raffaele Fitto alquanto turbato quello che si è presentato oggi nella conferenza stampa convocata dopo la sentenza di condanna a 4 anni di reclusione nell'ambito del processo denominato 'La Fiorita'.
I giudici della seconda sezione penale, del Tribunale di Bari lo hanno riconosciuto colpevole dei reati di corruzione, illecito finanziamento dei partiti e abuso d'ufficio. Reati che si riferiscono a un periodo tra il 1999 e il 2005, quando era presidente della giunta regionale della Puglia. E' stato invece assolto per un altro episodio di abuso di ufficio e per un episodio di peculato.
"La magistratura barese da oggi è entrata a piedi uniti nella campagna elettorale", ha detto l'ex ministro. "Perché -si è chiesto- questa sentenza non è stata fatta il 28 febbraio? Il collegio ha compiuto una scelta politica precisa", secondo il parlamentare del Pdl al fine di dare "un'indicazione precisa in campagna elettorale. Siccome questa regione ha avuto forse la colpa da qualche giorno di entrare tra quelle dove potenzialmente il centrodestra è in recupero e puo' vincere anche al Senato, evidentemente l'accelerazione si giustifica solo in questo modo. I messaggi sono chiari". Fitto ha parlato, a proposito del processo di "coincidenze" e "di una tempistica sinceramente poco nota a tutti i tribunali italiani. Sfido chiunque a ritrovare un processo che abbia avuto fino a 5 udienze alla settimana e a oltre 10 udienze in un mese. Un record con alcune udienze durate oltre 12 ore e quasi tutte durate 10 ore. Questo lo dico non perché immaginavo di avere un'udienza ogni 4 mesi, come è stato per altri processi poi prescritti. Però mi chiedo: quanti processi potrebbero trovare una soluzione in questo modo evitando la prescrizione?".
Quindi ha aggiunto: "Sto ricevendo migliaia di attestazioni, c'è solo un modo per essermi vicino: mobilitarsi con una forza e con una tenacia tripla di quella che c'è stata fino ad oggi. Lo faccio con la schiena dritta e con la mia faccia. Se fino ad oggi la mia campagna elettorale è stata complicata perché ho dovuto annullare ogni giorno numerosi impegni perché le udienze si svolgevano con una regolarità imbarazzante e con una durata che non ha dell'umano, io da oggi in avanti la campagna elettorale la porto avanti non solo con decisione ma con convinzione".
In particolare al centro dell'inchiesta c'era il presunto scambio che ci sarebbe stato tra il gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci e lo stesso Fitto per fare in modo che il primo vincesse l'appalto pluriennale per la gestione di 11 Residenze sanitarie assistite, diffuse in tutta la Puglia, del valore di 198 milioni di euro, in cambio di una presunta tangente da 500 mila euro a favore del movimento politico 'La Puglia prima di tutto', fondato dal parlamentare del Pdl nel 2005 per affiancare Forza Italia alle elezioni regionali.
Secondo il parlamentare del Pdl la sentenza di condanna contiene "un'offesa" nei suoi confronti. "Poi leggeremo le motivazioni -ha aggiunto- ma c'è un presupposto e cioè che io sia scemo. Per questo sono profondamente arrabbiato". Fitto ha poi spiegato che "la gara in questione fu regolare perché la pubblica accusa ha archiviato i componenti della commissione di gara. Questa è stata fatta da un dirigente con una determina dirigenziale. E lo stesso dirigente è stato assolto in via definitiva con sentenza passata in giudicato".
Quello al movimento politico 'La Puglia prima di tutto' fu "un finanziamento, non una tangente. Io non ho mai preso un euro. Ho avuto come partito politico un contributo regolare, fatto con un bonifico bancario". "Sarei un deficiente -ha continuato- a tenere la tangente, con bonifico bancario alla 'Puglia prima di tutto' e non in una busta o valigetta personale. E per altro per un importo pari allo 0,25% dell'appalto. Da quello che si legge sarei ancora più scemo per la percentuale che prendo di tangente. E la prendo -ha sottolineato Fitto- sulla base di una gara regolare per avere un contributo che viene dichiarato pubblicamente e regolamente con due dichiarazioni congiunte della parte che lo eroga e della parte che lo riceve, iscritto nei bilanci de 'La Puglia prima di tutto', inviato alla Camera dei deputati, approvato da questa e certificato dalla Corte dei conti. Questa è la tangente di cui stiamo parlando. Mi sono seccato di chi dice che ho preso una tangente".
L'ex ministro, condannato per fatti che si riferiscono al periodo tra il 1999 e il 2005 in cui fu presidente della Regione Puglia, ha sottolineato che delle 11 residenze sanitarie assistite assegnate al gruppo Angelucci e che avrebbero costituito la merce di scambio della tangente, "due sono state attivate con la firma del contratto dalla mia giunta e nove dal presidente Vendola". Quest'ultimo subentrò a Fitto proprio in occasione delle elezioni del 2005 nella guida del governo regionale.
La sentenza del processo di primo grado, meglio noto come 'La Fiorita', che si svolgeva davanti alla seconda sezione del Tribunale penale di Bari, è arrivata in piena notte, intorno alle 00.30, e dopo oltre 28 ore di camera di consiglio. Per Fitto la Procura della Repubblica aveva chiesto una pena a 6 anni e 6 mesi. L'imprenditore del settore sanitario ed editore Giampaolo Angelucci è stato condannato a 3 anni e 6 mesi (l'accusa aveva chiesto un anno in più) per corruzione e illecito finanziamento ai partiti ed è stato interdetto dai pubblici uffici per cinque anni.
In totale sono state 13, su circa 30 imputati, le condanne emesse dalla seconda sezione del Tribunale penale di Bari. Le pene più alte hanno riguardato i fratelli Dario e Piero Maniglia, imprenditori salentini, condannati rispettivamente a quattro anni e sei mesi e a quattro anni di reclusione. Il pubblico ministero Renato Nitti aveva chiesto otto anni per il primo e sei anni e sei mesi per il secondo.
Si tratta degli amministratori della Cooperativa 'La Fiorita' coinvolta in un presunto accordo illecito che prevedeva la concessione di servizi di pulizia, sanificazione ed ausiliariato da parte di enti pubblici e di Asl pugliesi con la presunta copertura politica di Raffaele Fitto. Oltre alle persone fisiche, nel processo La Fiorita erano imputate anche una decina di persone giuridiche, soprattutto società del gruppo Angelucci. La Corte ha disposto inoltre la confisca di beni al gruppo Angelucci per circa 6 milioni e 600 mila euro.
