Roma, 13 feb. (Adnkronos) - I due conflitti di attribuzione sollevati dalla Procura di Taranto contro il governo e il Parlamento per il decreto cosiddetto 'Salva Ilva' e la sua conversione in legge sono inammissibili. E' quanto ha deciso la Corte Costituzionale. Le due ordinanze, spiega una nota della Consulta, ''sono motivate su un duplice rilievo''. Innanzitutto ''il conflitto di attribuzione relativo a una legge o a un atto avente forza di legge è inammissibile, come affermato da costante giurisprudenza, quando sussista la possibilità di sollevare eccezione di legittimità costituzionale in via incidentale nell'ambito di un giudizio comune''. Inoltre ''siffatta possibilità sussiste nel caso di specie e si è addirittura concretizzata con la rimessione alla Corte costituzionale in via incidentale, da parte sia del Gip presso il Tribunale ordinario di Taranto sia di tale Tribunale (rispettivamente con le ordinanze r.o. n. 19 e n. 20 del 2013), di questioni di legittimità costituzionale relative al citato decreto-legge n. 207 del 2012, quale risultante dalla sua conversione in legge, e concernenti proprio le 'vicende Ilva di Taranto'''. Il presidente della Corte, riferisce ancora la nota, ''fisserà per il prossimo mese di aprile, nel rispetto dei tempi tecnici per la costituzione delle parti, l'udienza pubblica di discussione delle sopra indicate questioni incidentali''. Il provvedimento 'Salva Ilva', contro cui la Procura aveva promosso il ricorso, varato dal Consiglio dei ministri il 3 dicembre e poi convertito in legge il 24, consente all'azienda il dissequestro e la conseguente commercializzazione dei prodotti finiti e semilavorati nonostante l'istanza di sequestro disposta dai giudici di Taranto. Dunque per la Procura interferisce con l'esercizio dell'azione penale e lede le prerogative che la Costituzione attribuisce alla magistratura. L'azienda, sulla base della legge approvata dal Parlamento, chiedeva la restituzione dei prodotti sequestrati il 22 novembre. Per questo aveva presentato una richiesta alla Procura che, dopo aver espresso parere negativo e aver chiesto di sollevare la questione di legittimità, aveva trasferito gli atti al gip Patrizia Todisco che a gennaio li aveva trasmessi alla Consulta. Oggi la decisione sulla non ammissibilità.