Reggio Calabria, 2 mar. (Adnkronos/Ign) - ''Sono andati a buttarlo''. L'intercettazione tra gli indagati all'indomani della scomparsa di Fabrizio Pioli aveva fatto capire da subito agli investigatori che l'elettrauto 38enne di Gioia Tauro era stato ucciso e il suo corpo era stato nascosto. Solo dopo un anno i resti sono stati trovati, sepolti a due metri di profondità, in una zona impervia tra Rosarno e Melicucco, a pochi metri da dove venne rinvenuta l'auto bruciata di Pioli. A indicare il luogo è stato Antonio Napoli, uno dei suoi assassini e che ieri si è costituito alla Stazione dei Carabinieri di Melicucco dopo un anno di latitanza. Carabinieri e Polizia Penitenziaria hanno scavato in quella zona per tutto il pomeriggio di ieri, prima con pale e mezzi meccanici, poi con le mani per non compromettere le spoglie di Pioli. Fino a quando lo hanno trovato. Le fattezze fisiche (era alto 1,90 metri) e il brandello di giacca verde che indossava il giorno della sua scomparsa, un anno fa, non pongono dubbi sulla sua identità. ''Conforta -ha detto il procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo- che questi ragazzi che ho visto scavare con le mani, con abnegazione e generosità, sono la spiegazione del perché questo Paese può dirsi ancora ottimista''. Il magistrato, visibilmente colpito da questa vicenda, ha espresso un accorato ringraziamento agli investigatori per il risultato ottenuto in anno di indagini e ricerche ininterrotte. E poi: ''Ora potrà essere data sepoltura a un giovane che aveva commesso cose che in Calabria ancora vengono punite con la morte, con la giustizia fai da te''. Fabrizio Pioli è stato punito con la morte solo per avere incontrato Simona Napoli, già sposata, figlia e sorella dei due imputati Antonio e Domenico che compariranno davanti alla Corte d'assise di Palmi il prossimo 14 marzo.