Roma, 7 mar. - (Adnkronos/Ign) - Giorgio Napolitano resterà al suo posto fino all'ultimo giorno del mandato, impegnato nella ricerca di una non facile soluzione al rebus del dopo-voto. Lo ha detto lui stesso intervenendo all'Accademia dei Lincei in una cerimonia di commemorazione di Rita Levi Montalcini. "Che io sia considerato un faro, come dice qualcuno, o una luce normale o umana, a volte si fa fatica nella nebbia. Cercherò di fare del mio meglio", ha infatti affermato il presidente della Repubblica riferendosi alle parole dell'ex presidente della Consulta Giovanni Conso che lo aveva indicato come un "faro" in questi mesi difficili per il Paese. Napolitano non ha quindi nascosto la sua preoccupazione, ma ha rinnovato la promessa del massimo impegno per contribuire a districare la matassa del nuovo governo. Traguardo non semplice dopo il no di Grillo a governi politici o tecnici, e il no altrettanto deciso di Bersani ad una collaborazione con il Pdl. Il capo dello stato ha poi ribadito che non c'è l'ipotesi di una 'proroga' del mandato presidenziale, tra l'altro non prevista dalla Costituzione. "La scadenza dei sette anni del mio mandato presidenziale - ha detto Napolitano - corrisponde alla concezione che i padri costituenti ebbero della figura del presidente della Repubblica; corrisponde alla continuità delle nostre istituzioni, ma anche alle leggi del succedersi delle generazioni. Di certo, farò quello che debbo fino all'ultimo giorno del mio mandato". E se nei giorni scorsi aveva 'certificato' l'impossibilità di un'accelerazione per l'avvio delle consultazioni, viste le difficoltà di anticipare la prima seduta del nuovo Parlamento, Napolitano aveva al tempo stesso sollecitato l'impegno di tutte le forze politiche nella ricerca di una soluzione: "resta ancora un ampio spazio per una proficua fase preparatoria delle consultazioni del capo dello Stato per la formazione del governo", aveva spiegato, ribadendo con forza come sia "indispensabile dare un governo all'Italia", soprattutto per dimostrare ai mercati che il nostro Paese "non è allo sbando". Né, in queste ore, è utile parlare di possibili incarichi di governo: tutto, si ricorda in ambienti del Quirinale, è rimandato alle consultazioni, che dovrebbero iniziare martedì 19 o al più tardi il giorno successivo: "attendiamo le consultazioni, prima di allora sono solo fantasie", si dice al Colle, riferendosi, pur senza mai citarle, alle varie ipotesi che circolano in queste ore. Come quella di Fabrizio Barca, ministro tecnico del governo Monti, ma vicino al Pd. O come quello di Anna Finocchiaro, se l'ipotesi di affidare l'incarico a Bersani dovesse rivelarsi impraticabile. Ieri Napolitano ha gradito l'intervento alla Direzione del partito di Bersani che in serata in un colloquio telefonico ha illustrato al Capo dello Stato le proposte avanzate nella riunione. Un colloquio che è servito a rasserenare il clima tra Pd e Quirinale dopo le incomprensioni dei giorni scorsi. E se Bersani ha rivendicato la sua candidatura alla guida del nuovo governo, non l'ha posta come unica alternativa, è la riflessione che si fa sul Colle. Il fatto che Bersani abbia ribadito "il rispetto e la piena fiducia" nel lavoro del Capo dello Stato puo' essere interpretato come un'apertura ad altre soluzioni.