Milano, 7 mar. (Adnkronos) - Silvio Berlusconi è stato condannato a un anno di carcere. Il collegio della quarta sezione penale presieduto da Oscar Magi ha accolto la richiesta del pm Fabrizio Romanelli e condannato l'ex premier per concorso in rivelazione del segreto d'ufficio per il passaggio di mano dell'intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte nella tentata scalata di Unipol a Bnl. I giudici hanno anche condannato Paolo Berlusconi a 2 anni e 3 mesi (l'accusa aveva chiesto 3 anni e 3 mesi) per concorso in rivelazione di segreto d'ufficio. L'editore del 'Il Giornale' è stato invece assolto dell'accusa di ricettazione e, come chiesto dall'accusa dal reato di millantato credito. Le motivazioni saranno rese note entro 90 giorni. Al centro dell'inchiesta la diffusione della telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte all'epoca della mancata scalata di Unipol alla Bnl. Un'intercettazione (con la famosa frase 'Abbiamo una banca') pubblicata da 'Il Giornale', di cui Paolo Berlusconi è editore, il 31 dicembre 2005. Per l'accusa il Cavaliere avrebbe ascoltato il nastro, nella sua villa di Arcore, la vigilia di Natale. Presenti il fratello Paolo e due imprenditori, Roberto Raffaelli e Fabrizio Favata. Sono loro a portare in dono a Berlusconi la telefonata, estratta dai pc della Procura di Milano quando non era ancora depositati agli atti. "Non ho mai ascoltato conversazioni del genere" altrimenti "me lo ricorderei", le parole di Berlusconi, pronunciate il 7 febbraio 2012, al gup Maria Grazia Domanico. Una versione che non ha convinto né l'accusa né i giudici. Con quella pubblicazione su 'Il Giornale' di una "conversazione particolarmente significativa" coperta da segreto istruttorio "viene danneggiata una persona di sicuro: Piero Fassino, parlamentare e uomo dell'opposizione". Fassino è l'allora segretario Ds e "le elezioni sono dietro l'angolo". Per l'esponente del Pd i giudici hanno stabilito un risarcimento di 80 mila euro, più 10 mila euro di spese legali, contro un milione chiesto dal legale della parte civile. Carlo Federico Grosso, legale della parte civile di Fassino, commenta così la decisione dei giudici di Milano: "Rispettiamo la decisione, rispettiamo la cifra, si trattava di un problema di principio, anche rispetto alla richiesta di archiviazione della Procura, e il principio è stato salvato". Commentando la sentenza, Berlusconi afferma: ''E' davvero impossibile tollerare una simile persecuzione giudiziaria che dura da vent'anni e che si ravviva ogni qual volta vi sono momenti particolarmente complessi nella vita politica del Paese''. ''Soltanto una vera e completa riforma della giustizia potrà consentire che ai cittadini italiani - sottolinea - non accada ciò che continuamente accade a me da 20 anni e che continuerà ad accadere, poiché sono ben conscio che anche nei prossimi appuntamenti giudiziari non vi sarà spazio per le doverose assoluzioni che dovrebbero essere pronunciate nei miei confronti e che solo in Corte di Cassazione sarà possibile, come accaduto puntualmente ieri, ottenere giustizia''. ''Per la pubblicazione su un giornale non controllato in alcun modo da me, senza neppure portare a processo il direttore responsabile dell'epoca, mi si condanna - osserva - perché avrei prima della pubblicazione ascoltato la intercettazione in oggetto. Mai l'ho ascoltata ma anche se l'avessi ascoltata, e non è vero, tutti hanno escluso che vi sia mai stata una mia compartecipazione a tale pubblicazione''. Il legale del Cavaliere, Niccolò Ghedini, sottolinea: ''Così come da ovvia previsione, il Tribunale di Milano, presieduto da un giudice che alcuni anni or sono aveva già condannato il presidente Silvio Berlusconi con una sentenza poi riformata in senso assolutorio in appello e in Cassazione e con uno dei giudici a latere che lo aveva condannato pochi mesi or sono nel processo cosiddetto 'diritti', lo ha incredibilmente condannato, contro ogni evidenza processuale e contro ogni dichiarazione dibattimentale''. Per il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ''è sempre più chiaro che vi è un tentativo di eliminazione di Silvio Berlusconi per via giudiziaria, essendo fallito quello per via elettorale e democratica. Il Popolo della libertà reagirà con tutta la forza di cui dispone - assicura - per difendere la democrazia italiana da questo tentativo di eliminare, per via giudiziaria, il leader politico più votato negli ultimi venti anni".