Draghi: ''Sull'Italia i mercati hanno capito più dei politici''. Riviste stime Pil europeo
Francoforte, 7 mar. (Adnkronos) - Qualunque sia l'evoluzione politica in Italia "gran parte dell'aggiustamento fiscale continuerà" come con "un pilota automatico". In ogni caso, l'Italia "deve continuare sul cammino delle riforme, che è l'unica strada per la ripresa". Chi si aspettava un freddo 'no comment' allo scenario italiano post-voto è sicuramente rimasto sorpreso dalla disponibilità del presidente della Bce Mario Draghi nella conferenza stampa che è seguita alla riunione mensile del Consiglio direttivo.
Inutile aspettarsi indicazioni di preferenze per questa o quella soluzione, ma 'l'italiano' Draghi non si è sottratto al fuoco di fila, iniziato dalla prima domanda. E, volendone trarre un'indicazione di massima, si può al massimo sottolineare il rispetto di Draghi per il volere degli elettori, quando ha ricordato che i mercati "capiscono che viviamo in democrazia". Per questo, ha aggiunto, "dopo un'iniziale irrequietezza si sono calmati e hanno invertito il loro andamento", dimostrando di aver "capito più dei politici e dei giornalisti".
Per l'Italia, comunque, la strada appare segnata, quale che sia l'esito delle consultazioni di governo. Restare sul percorso dell'aggiustamento di bilancio e delle riforme strutturali, ha ricordato il presidente dell'Eurotower, "è molto importante, vuol dire avere la fiducia sui mercati", tenere lo spread basso e "avere tassi di interesse favorevoli", il che consente anche di "creare posti di lavoro".
Draghi ha colto l'occasione per una precisazione dopo alcune voci emerse nei giorni scorsi. "Quando ho parlato di contagio - ha sottolineato - pensavo al contagio fra i mercati finanziari e non dalla finanza all'economia". In ogni caso, per quanto riguarda l'esito delle elezioni italiane "questa volta abbiamo visto come il contagio ad altri paesi è stato limitato, contrariamente a quanto sarebbe accaduto un anno, un anno e mezzo fa". Un'evoluzione che per Draghi è "un altro segnale positivo".
Italia a parte, dalla riunione odierna non è uscita - come previsto - nessuna revisione dei tassi di interesse, anche se Draghi ha confermato come l'argomento sia stato toccato nella discussione. La novità più rilevante (ma anche questa prevista) è stata la revisione delle stime di (non) crescita dell'Eurozona che ora sono previste in un range fra -0,9% e -0,1% per l'anno in corso e fra 0 e 2% per il 2014. Dati che giungono dopo i risultati deludenti del quarto trimestre del 2012, "dovuti al calo della domanda domestica ma anche dell'export": e la ripresa, se ci sarà, arriverà "più tardi" nel 2013.
Più tranquilla la situazione sul fronte dei prezzi: a febbraio, ha spiegato Draghi, l'inflazione ha continuato ''a calare ed è scesa sotto il 2%, mentre le spinte inflazionistiche dovrebbero restare contenute". Il presidente della Bce ha ricordato come le stime Eurostat abbiano fissato la crescita dei prezzi a febbraio all'1,8% dal 2,0% di gennaio, un calo dovuto soprattutto all'andamento dei prezzi energetici e del cibo. Comunque, ha assicurato il presidente dell'Eurotower, la Bce "continuerà a monitorare la situazione molto, molto attentamente".
Altro tema caldo, quello della troika Bce-Commissione-Fmi, da cui - secondo voci - l'Eurotower potrebbe chiamarsi fuori. Anche qui una netta smentita di Draghi per una struttura che "funziona molto bene" perché "in una situazione di emergenza che va avanti da anni, è un accordo organizzativo" in cui la Bce mette a disposizione le "sue competenze specifiche, come quelle nel settore finanziario".
Il presidente della Bce ha lamentato come quello sulla troika sia "la paura della settimana" (in realtà Draghi ha usato il termine tedesco 'angst') ricordando altri casi come quello "a suo tempo, sulle presunte dimensioni del bilancio dell'Eurotower" ed ha pertanto invitato i giornalisti a "stare attenti ai gossip lanciati dal fuoco amico".
"Se questa partecipazione è usata per mettere in discussione l'indipendenza della Bce - ha aggiunto - posso dirvi francamente che non abbiamo mai preso decisioni su pressioni politiche di alcun tipo". Anzi, ha concluso, "abbiamo già dato molte prove della nostra indipendenza dalla politica".
Un breve passaggio è stato riservato alle due maxi iniezioni di liquidità varate dalla Bce fra la fine del 2011 e l'inizio del 2012: di quei soldi, 1.018 miliardi di euro, Draghi ha ricordato che "le banche hanno finora rimborsato 224,8 miliardi di euro". In termini netti - ha aggiunto Draghi - "ciò significa che del volume di circa 500 miliardi delle operazioni di politica monetaria della Bce, circa 200 miliardi sono stati ripagati". Uno scenario, ha sottolineato, che "riflette i miglioramenti della fiducia dei mercati finanziari negli ultimi mesi e il calo della loro frammentazione".
Ma se la finanza migliora, è stata l'ammissione del presidente della Bce, l'economia reale fatica ancora a uscire dal tunnel: "Dobbiamo risovere il problema di come trasmettere le nostre politiche monetarie all'economia reale", ha riconosciuto Draghi, che ha avuto parole di solidarietà per "quella tragedia che è la disoccupazione" in particolare quella dei giovani.
Come già altre volte, il presidente della Bce è tornato a puntare il dito contro "alcune legislazioni nazionali che hanno messo tutto il peso della flessibilità sui giovani". E contro le distorsioni del mercato del lavoro, ha riconosciuto, "c'è poco che la Bce possa fare".
