Roma, 8 mar. - (Adnkronos/Ign) - Il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, chiudendo il suo intervento all'Accademica dei Lincei, cita alcuni passi di un libro di Curzio Giannini, brillante economista della Banca d'Italia, prematuramente scomparso una decina di anni fa, per tornare a delineare, e a limitare, i compiti di un banchiere centrale. E, anche se velatamente, ad allontanare l'ipotesi di un suo coinvolgimento nella politica, come possibile successore di Mario Monti alla guida di un nuovo esecutivo tecnico. "La legittimazione delle banche centrali non viene né dall'attivismo, né dalla capacità di produrre reddito, né, se non in un senso molto indiretto, dall'efficienza. Viene […] dalla competenza, dalla moderazione, dall'orientamento al medio-lungo periodo, dal rifiuto di assumere compiti esulanti dai propri ruoli primari", il passaggio più significativo. Il governatore della Banca d'Italia, nel corso del suo discorso, ha detto che ''la stabilità finanziaria si è riproposta come obiettivo fondamentale della politica economica; le banche centrali sono chiamate a svolgere un ruolo cruciale''. Visco ha spiegato che ''vi sono chiari elementi di complementarietà fra la stabilità finanziaria e quella monetaria. In alcuni casi essa trova un riconoscimento ufficiale nella definizione del mandato delle autorità monetarie, ma anche laddove il richiamo non sia esplicito, le banche centrali devono tenere conto delle loro scelte di policy''. Secondo il governatore, inoltre, "lo scambio di informazioni e il coordinamento fra le autorità macroprudenziali e monetarie sono di cruciale importanza per contrastare contemporaneamente i rischi per la stabilità dei prezzi e i rischi sistemici per la stabilità finanziaria". La crisi, ha sottolineato poi Visco, "ha dimostrato che non si sarebbe mai dovuta adottare una politica di 'benevolo distacco' nei confronti degli sviluppi della finanza". Ne è conseguito, ha aggiunto, "un profondo ripensamento del quadro regolamentare e di vigilanza, soprattutto a livello internazionale". In un mercato finanziario globalizzato, con operatori di grandi dimensioni "l'azione individuale di singole autorità nazionali è destinata a fallire". Per le stesse ragioni "i confini della vigilanza devono essere ampliati in modo da ricomprendere tutti gli intermediari rilevanti, indipendentemente dallo specifico settore finanziario di appartenenza". Compensi manager. "Le politiche di remunerazione vanno riviste, al fine di allineare meglio i compensi ai risultati reddituali di lungo periodo corretti per il rischio e di evitare gestioni miopi o inutilmente rischiose". In particolare, ha osservato il Governatore nel suo intervento all'accademia dei Lincei, "la parte variabile dei compensi destinati alle figure aziendali che influenzano il processo di assunzione dei rischi va corrisposta sulla base di misure che valutino adeguatamente la performance corretta per il rischio, a livello sia individuale, sia di unità operativa, sia di impresa". I premi, poi, "devono essere legati al conseguimento di risultati stabili, non semplicemente frutto di operazioni straordinarie; anche le 'buonuscite' dei manager devono basarsi in maniera chiara ed efficace sui risultati conseguiti, nonché su una più generale valutazione del loro operato; il compenso deve essere differito per un periodo di tempo sufficiente a verificare l'effettiva buona qualità della gestione".