Alfano: "Se Pd non in grado si torni al voto". Letta: "Minaccia fuori luogo"
Roma, 8 mar. - (Adnkronos) - La crisi non aspetta. Le parole del presidente Giorgio Napolitano, questa mattina, non hanno dovuto attendere molto per passare da timore a realta'. Nel pomeriggio, Ficht ha tagliato il rating dell'Italia. Colpa dell'esito "non decisivo" del voto e dei dati del quarto trimestre 2012 "che confermano come quella italiana sia una delle recessioni piu' profonde in Europa". L'agenzia aggiunge che un "governo debole potrebbe essere piu' lento e meno capace di rispondere agli choc economici interni o internazionali".
La tregua e' finita. E l'invito del capo dello Stato alle forze politiche a "uno sforzo serio di coesione" per permettere la nascita di un governo diventa quanto mai stringente. "I problemi urgenti e le questioni di fondo che riguardano l'economia, la societa', lo Stato -ha detto stamattina il presidente Napolitano- non possono aspettare, devono ricevere risposte e dunque richiedono che l'Italia si dia un governo ed esprima uno sforzo serio di coesione".
Uno sforzo che, al momento, non si sta manifestando. Anzi iniziano a circolare voci sulla possibile tentazione di tornare al voto al piu' presto, gia' a giugno. Il Pdl ha buttato la' la cosa in modo esplicito con Angelino Alfano: se il Pd non in grado di formare un governo, ha detto, si torni a votare. "Una minaccia fuori luogo", ribatte Enrico Letta. Tuttavia nel Pd si muovono sottotraccia diverse sensibilita'. Una parte consistente del partito, (Letta compreso ma anche Walter Veltroni, Dario Franceschini, Rosy Bindi) e' contraria la ritorno alle urne. Pronta a interloquire con Napolitano, se fallisse il tentativo di Pier Luigi Bersani del governo di minoranza. Ma c'e' anche chi non esclude l'ipotesi urne come l'area dei 'giovani turchi'.
Napolitano ha invitato ad una collaborazione istituzionale tra le forze politiche. La prossima settimana si vedra' se questo auspicio si tradurra' nella scelta dei nuovi presidenti di Camera e Senato che, con ogni probabilita', potrebbero essere eletti nella giornata di sabato 16 marzo.
Pier Luigi Bersani ha detto piu' volte di essere disponibile ad una soluzione del genere. Oggi lo ha ribadito anche il vicesegretario del Pd, Enrico Letta: "Abbiamo un atteggiamento aperto nei confronti di tutte le forze presenti in Parlamento, crediamo che a partire dalle presidenze delle commissioni e dei presidenti delle assemblee ci sia bisogno di uno sguardo aperto e noi ci muoviamo con una logica di dialogo e di collaborazione".
"Ci aspettiamo -ha aggiunto Letta- che ciascuno si assuma le sue responsabilita', a partire dal M5S che e' in Parlamento e deve comportarsi come parte di questa istituzione. Vedremo la prossima settimana, ma la logica con la quale ci muoviamo e' sicuramente una logica aperta". In realta', sembra piuttosto difficile che la presidenza di una delle Camere vada ai 5 Stelle. Il Pd entrera' nel merito della questione nei prossimi giorni. Lunedi' ci sara' la prima riunione di tutti parlamentari eletti con Bersani. Quindi la decisione dovrebbe arrivare tra martedi' e mercoledi' in modo da indicare ai gruppi parlamentari (convocati per giovedi') i nomi sui quali puntera' il Pd per la presidenza di Montecitorio e quella di palazzo Madama.
Se il Pd decidesse per la strada della corresponsabilita' istituzionale, se il M5S non fosse coinvolto, le opzioni si restringerebbero a Pdl e coalizione montiana. Silvio Berlusconi sarebbe pronto a condividere il 'peso'. Ma nel Pd non mancano le resistenze. Intanto Angelino Alfano scuote i democratici: "Noi chiediamo al Partito democratico di non impiccare l'Italia ai propri interessi egoistici e di partito. Se sono in grado di fare un governo lo facciano e lo facciano rapidamente, altrimenti torniamo al voto. Noi non possiamo far si' che l'Italia resti appesa a una impuntatura del Pd".
Parole a cui Enrico Letta replica cosi': "La minaccia del voto a giugno che Berlusconi e Alfano hanno messo sul tavolo mi sembra totalmente fuori luogo, contraddittoria, sbagliata in questo momento. In questo momento c'e' bisogno di buon senso per seguire le parole del presidente Napolitano, che mi sembra la linea giusta".
Roberto Calderoli mette in guardia il Pdl: "Il Pd in questo momento punta a portare a casa la prima e la seconda carica dello Stato, ovvero la presidenza della Repubblica e la presidenza del Senato, utilizzando eventualmente la terza carica come esca per raccattare un'improbabile maggioranza. E solo quando sara' esaurita questa fase forse torneranno a ragionare, solo dopo aver messo in cassaforte i gioielli di famiglia".
