Roma, 9 mar. - (Adnkronos) - E' un sabato di guerra tra Silvio Berlusconi e la magistratura. Ad accendere le polveri e' prima il presidente dell'Anm, Rodolfo Maria Sabelli, che replica cosi' agli affondi del Cavaliere contro la Procura di Milano: ''Qualsiasi generalizzazione, qualsiasi attacco alla magistratura, idea di manifestazioni dirette contro di essa costituiscono una sfida a principi che sono fondamento della nostra Costituzione e delle democrazie mature''. Ma la vera e propria rivolta del Pdl contro i pm si scatena quando i giudici della Corte d'Appello milanese per il processo Mediaset respingono il legittimo impedimento per motivi di salute dopo la visita fiscale disposta nei confronti dell'ex premier, ricoverato al San Raffaele per problemi di uveite. E' un fuoco di fila di dichiarazioni al vetriolo, quello che arriva dallo stato maggiore di via dell'Umilta'. Il coro e' unanime: ''Questi magistrati attentano alla democrazia'', ''stanno dando una macabra caccia all'uomo''. Tra i piu' duri c'e' il presidente dei deputati, Fabrizio Cicchitto: ''Medici nazisti su indicazione di un tribunale stalinista sono andati da Berlusconi e hanno emesso un verdetto disgustoso, ma a questo punto siamo al di la' di ogni dialettica normale e di fronte allo scatenamento di una persecuzione che essendo fatta da fanatici ha perso anche ogni senso del limite''. Il legale Niccolo' Ghedini rinuncia all'arringa difensiva finale (confida nei giudici romani della Cassazione) e attacca: ''Il no della Corte al legittimo impedimento e' un provvedimento fuori da ogni logica''. Il pg aveva gia' fatto le sue richieste, sollecitando per Berlusconi la conferma della condanna a quattro anni per frode fiscale comminata dai giudici di primo grado. ''Attendo un'altra sentenza di condanna, l'ho detto anche in aula'', avverte Ghedini che ''vuole andare al piu' presto davanti alla Cassazione, dove spero in un'assoluzione''. Per l'avvocato ''questo non e' un modo di fare un processo super partes'' e per questo ''abbiamo rinunciato a discutere nel merito''. Parlando fuori dall'aula con i giornalisti il parlamentare assicura che ''quanto e' successo in questi giorni va al di fuori di ogni logica e vuol dire una sola cosa: che si vuole arrivare a sentenza in tempi brevi''. Il Pdl fa quadrato attorno al suo leader. Sandro Bondi vede il rischio che ''di questo passo nessuno potra' controllare la collera dei cittadini'' e avverte: ''Se alcuni magistrati avessero sottoposto un leader di sinistra a una persecuzione giudiziaria analoga a quella di cui da vent'anni e' vittima il presidente Berlusconi, avremmo senza alcun dubbio assistito a determinazioni politiche e a manifestazioni di piazza di una carica intimidatoria e sovversiva di tutti gli assetti esistenti inimmaginabile''. Per il presidente dei senatori Maurizio Gasparri ''nei confronti di Berlusconi non e' in corso un giudizio, ma un autentico supplizio. Non e' tollerabile una simile gestione della giustizia''. Il segretario del partito, Angelino Alfano accusa i magistrati di ''aver sfondato il muro del ridicolo'' con la richiesta della visita fiscale. Gabriella Giammanco parla di ''persecuzione violenta e maniacale'', mentre Manuela Repetti di ''inaccettabile e macabra caccia all'uomo''. Al segretario Angelino Alfano chiede un'immediata convocazione degli organi del partito il senatore Altero Matteoli, per il quale "quanto accaduto in Corte d'Appello a Milano non consente di aspettare altri eventi. Sono stati utilizzati metodi che offendono i principi basilari del diritto, del buon senso e della convivenza civile e cio' da parte di magistrati che operano al pari di un plotone di esecuzione". Il sospetto e' di una manovra preordinata e finalizzata ad un obiettivo preciso, mettere al tappeto il Cavaliere dopo una rimonta elettorale in cui in pochi credevano e tagliarlo fuori dagli equlibri per la formazione del governo. Come argomenta Mariastella Gelmini, "il fatto che il collegio giudicante abbia deciso di non attendere la Corte costituzionale, che il 23 aprile ha fissato l' udienza sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, proprio in merito a questa vicenda, e che non si attenda il deposito delle motivazioni con cui la Cassazione, il 6 marzo scorso, ha prosciolto a Roma Silvio Berlusconi e altri imputati nel caso Mediatrade, la dice lunga sulla terzieta' del collegio stesso che con la querelle sulla visita fiscale da' una prova di accanimento gratuito. E conferma ancora una volta la sensazione che ci si trovi di fronte ad un tentativo di alterare il quadro politico". ''Tutti gli italiani -denuncia il portavoce del Pdl Daniele Capezzone- vedono che e' in corso un accanimento parossistico contro Silvio Berlusconi. Anche chi non lo ha votato, anche i suoi avversari politici in buona fede, tutti gli italiani ragionevoli hanno validi motivi per provare inquietudine dinanzi a un trattamento simile a quello che altri regimi politici dedicavano ai dissidenti''. Nel frattempo, in aperta polemica con i giudici della Corte d'appello di Milano, Niccolo' Ghedini, difensore di Silvio Berlusconi, rinuncia all'arringa nel processo sui diritti tv che vede imputato l'ex premier per frode fiscale. I difensori depositeranno dunque una memoria difensiva rinunciando a parlare in aula. Secondo Ghedini c'e' la volonta' dei giudici d'appello di Milano di arrivare a sentenza entro marzo. La difesa ricorda come la sentenza di primo grado sia stata pronunciata il 26 ottobre 2012 e come la prima udienza in appello sia stata fissata il 18 gennaio scorso. "Nella mia lunga carriera non ho mai avuto una fissazione cosi' celere neanche nei processi con detenuti o quando incombeva la prescrizione" dice Ghedini in aula, ricordando che oggi "e' sabato e siamo in un tribunale deserto" nonostante la prescrizione intervenga solo a luglio 2014. Quanto al protagonista della vicenda, Silvio Berlusconi, non avrebbe mascherato la sua indignazione: ormai, sarebbe stata la sua valutazione, e' chiaro che stanno facendo di tutto per mettermi al tappeto. Ricoverato al San Raffale, Silvio Berlusconi freme per l'escalation giudiziaria di questi giorni. La visita fiscale disposta dai giudici milanesi del processo Mediaset per accertare la validita' del suo legittimo impedimento e' solo la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso. Il Cavaliere, infatti, sarebbe fuori di se', indignato per l'aggressione non solo giudiziaria ma ora quasi fisica, da parte dei soliti pm politicizzati. Prima la condanna per il caso Bnl Unipol poi, quella che avrebbe definito oggi, una violazione dei diritti democratici, tra qualche settimana, il verdetto sul caso Ruby, quello piu' temuto per l'interdizione dai pubblici uffici.