Staminali, per Sofia solo un'altra infusione. I genitori su Fb: "Calvario continua"
Milano, 14 mar. (Adnkronos Salute/Ign) - Continua a far discutere il caso piccola Sofia
. La bimba fiorentina di 3 anni e mezzo, affetta da una grave malattia degenerativa, potrà infatti ricevere agli Spedali Civili di Brescia solo una seconda infusione di cellule staminali prodotte con il metodo Stamina. Dopo di che si dovranno trovare altre soluzioni per portare a termine tutti i cicli di trattamento. E' quando denunciano i genitori della bambina su Facebook, facendo riferimento a una comunicazione dell'azienda ospedaliera bresciana, indirizzata al legale della famiglia di Sofia e alle autorità e strutture sanitarie interessate.
"Resta fermo - si legge nel testo firmato dal direttore generale dei 'Civili' Ermanna Derelli - che tale impegno (a proseguire il trattamento con staminali per Sofia, ndr) è limitato al caso di Sofia ed esclusivamente alla seconda infusione. Si precisa che detta scelta non potrà riguardare altri casi o le successive infusioni per la piccola Sofia, in mancanza di precise e formali decisioni delle autorità sanitarie e/o giudiziarie, che autorizzino o impongano la somministrazione della terapia con cellule non prodotte presso le cell factories autorizzate".
La nuova infusione alla piccola Sofia è stata fissata per le 14 di oggi, riferisce su Facebook Guido, il papà della bimba. "Incrociamo le dita e portiamoci a casa questa prima nuova infusione - scrive - visto che clinicamente non puo' essere considerata 'seconda', dato che non c'è stata continuità terapeutica con la prima".
"Eccoci qui, dopo tre mesi e tanta, tanta acqua scivolata impetuosa sotto i ponti", scrive Guido nel post in cui riporta la comunicazione dei 'Civili' di Brescia, che da ieri ha totalizzato diverse centinaia di 'mi piace' e di condivisioni, alimentando la rivolta dei followers sul social network. "Il personale infermieristico ci ha accolto con simpatia ed emozione, quello medico con una familiarità più professionale e distaccata", continua il papà di Sofia. "Siamo in una stanza da soli, una stanza adibita a turbe mentali gravi dalla quale potremo essere spostati a qualunque istante qualora si presentasse la necessità. Alle finestre vi sono griglie di sbarre antisfondamento", ma "malgrado le sbarre Caterina ed io ci sentiamo liberi di sperare".
Però "non tutto è gioia", perchè la comunicazione dell'ospedale di Brescia "ci riporta con i piedi per terra e ci ricorda che il calvario non inizia al Golgota". L'infusione di oggi "per Sofia è un breve armistizio. La guerra prevede ancora tante lacrime e frustrazione".
Confermando la loro posizione, in una nota diffusa alla stampa, l'azienda ospedaliera spiega di essersi "immediatamente attivata presso la cell factory dell'ospedale Maggiore" Policlinico "di Milano e la Stamina Foundation, affinché provvedessero a collaborare, per quanto di competenza, con le modalità indicate nei 'comunicati' del ministro". Ma "non essendo risultati i tempi per così procedere utili a garantire la tempestività richiesta dalle condizioni di salute della paziente, come da necessità e urgenza segnalata dal medico prescrittore", l'ospedale ha deciso di procedere alla seconda infusione sotto la responsabilità del medico prescrittore e dei genitori della paziente. Una decisione che però resta limitata al caso di Sofia e alla seconda infusione per la piccola, e che "non potrà riguardare altri casi in mancanza di precise e formali decisioni delle autorità sanitarie e/o giudiziarie, che autorizzino o impongano la somministrazione della terapia con cellule non prodotte presso le cell factories autorizzate".
Dal canto suo, secondo quanto apprende l'Adnkronos Salute da fonti del ministero della Salute, il dicastero di Lungotevere Ripa sta lavorando per trovare una soluzione, attraverso un atto concreto, per consentire alla piccola Sofia di continuare la terapia a base di cellule staminali con il metodo Stamina. Per il ministero la presa di posizione degli Spedali Civili non rappresenta una chiusura, ma anzi una sollecitazione a formalizzare al più presto una soluzione. Secondo il ministero della Salute, infine, il principale nodo che blocca la vicenda legata a questa terapia è che finora Vannoni - fondatore della Stamina Foundation - non ha voluto produrre protocolli relativi al metodo.
