Roma, 23 mar. (Adnkronos/Ign) - "In questi giorni molti hanno ripercorso la vita di Antonio Manganelli, e la sua carriera di responsabilità. L'emozione e il ricordo di tutti ne hanno sottolineato la qualità e l'equilibrio, la promozione del senso dello Stato e l'attenzione alle persone. L'amore al nostro Paese lo esprimeva nella guida della Polizia e nell'affetto per i propri uomini, spesso esposti al pericolo". Lo ha detto il cardinale Agostino Vallini, vicario del papa per la diocesi di Roma, nell'omelia tenuta alle esequie del Capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma. "Permettetemi di ricordare - ha aggiunto il porporato - anche il cammino spirituale di Manganelli, di cui lui mi ha fatto partecipe in diversi incontri. Mi confidava la sua fede essenziale soprattutto nell'affrontare la malattia. 'Le nostre sofferenze - diceva - sono per noi una scuola per capire le sofferenze degli altri'. Una bella testimonianza di cristiano impegnato nelle istituzioni", ha rimarcato Vallini. Il feretro del Capo della Polizia, portato in spalla dagli agenti, è stato fatto entrare nella basilica romana sulle note della marcia funebre dopo il saluto del picchetto d'onore. Migliaia le persone assiepate nella basilica. Insieme alla famiglia, alla moglie Adriana e alla figlia, i vertici delle forze di polizia e di sicurezza, a cominciare dal vicecapo vicario Alessandro Marangoni e dal vicecapo Francesco Cirillo. Alla basilica di Santa Maria degli Angeli erano presenti, tra gli altri, il premier Mario Monti, il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, e il governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni. Tra le altre personalità, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, l'ex premier Giuliano Amato, l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. "Il nostro è il Dio dei vivi, non dei morti. La Resurrezione è continuare il nostro impegno, cercatori di verità e costruttori di giustizia, per il bene comune" ha detto don Luigi Ciotti, presidente dell'associazione Libera, salutando così il Capo della Polizia, prima dell'inizio delle esequie. "Ci mancherai - ha aggiunto don Ciotti con parole che sono calate nel profondo silenzio della basilica romana - Uomo mite, Antonio. E mitezza vuol dire forza. Beato Antonio mite: la prima dimensione della giustizia - ha rimarcato il prete antimafia - è la prossimità. I sentieri dei giusti vanno sempre percorsi insieme. Continueremo a camminare insieme a te". Nel corso dei funerali anche il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, ha voluto ricordare la figura di Manganelli. La sua scomparsa lascia un ''grande rimpianto'', perché il Capo della Polizia ''è stato un esempio'' sono state le parole di Cancellieri che ha espresso sentimenti di ''profonda gratitudine'' per Manganelli e lo ha salutato con queste parole: ''Ciao, Antonio… grazie di cuore''. ''In questo momento di profonda commozione, sento il dovere di ricordare - a nome del Governo, del Ministero dell'Interno e mio personale - Antonio Manganelli. Ricorderò - ha detto - il Capo della Polizia, il collega, l'amico… ma soprattutto vorrei parlare dell'uomo. Non ripercorrerò la Sua carriera nei dettagli: una carriera bellissima, purtroppo non lunga quanto avremmo tutti voluto, una carriera brillante e densa delle più grandi soddisfazioni che un funzionario possa sperare o desiderare''. Manganelli è stato ''un vero leader, unanimemente riconosciuto, e sempre un numero uno. Voglio ora riandare con la mente alle Sue qualità umane, perché non rimangano nascoste o sovrastate dalla statura del personaggio pubblico. Antonio - ha proseguito il ministro dell'Interno - aveva un carattere solare, aperto, pronto all'amicizia. Era un uomo che amava la vita. Da persona sensibile e fine di animo amava la musica, il teatro e le arti. Amava lo sport e, da Capo della Polizia, ne ha difeso bellezza e innocenza dall'oltraggio dei violenti. Antonio Manganelli era un uomo saggio''. Il presidente del Senato, Piero Grasso, prendendo la parola nella basilica di Santa Maria degli Angeli e "ripercorrendo il film delle nostre vite parallele", entrambi in prima linea a Palermo prima dei successivi incarichi istituzionali, ha spiegato commosso: "Guardavamo la solitudine in faccia e ci sentivamo uniti dallo spirito di servizio verso lo Stato". "Ciao Antonio - ha concluso la seconda carica dello Stato - siamo tutti pervasi da una grande nostalgia di te. Ciao amico". "Proprio in un momento difficile come questo, è venuta a mancare una figura fondamentale" ha detto all'Adnkronos Roberto Saviano lasciando la basilica. L'autore di 'Gomorra' ha spiegato di provare "grande dolore. Con me è sempre stato leale, anche nei momenti più difficili". "Mi dispiace davvero tantissimo...", ha concluso Saviano. All'uscita dalla basilica un lungo applauso ha salutato la bara. Tra le persone in attesa anche tanta gente comune e una rappresentanza giunta in treno da Prata Principato Ultra, il paese in provincia di Avellino nel quale il Capo della Polizia aveva amici e parenti.