Quirinale, Bersani: "Vedrò Berlusconi. Larghe intese? Sì se a modo mio"
Roma, 9 apr. (Adnkronos/Ign) - ''Incontrerò Berlusconi, non abbiamo ancora fissato la data, cercheremo di ragionare sul tema del metodo per arrivare alla scelta del presidente della Repubblica''. Lo ha annunciato Pierluigi Bersani, ospite di Agorà, confermando le dichiarazioni rilasciate ieri dal Cavaliere sul prossimo faccia a faccia con il segretario del Pd. "Lo incontrerò. Dove? Lo si saprà. Ha detto che io ho accettato di incontrarlo: ma io, tranne che ad Arcore e a palazzo Grazioli, non ho mai avuto problemi a incontrare nei luoghi istituzionali Berlusconi. E' lui che non è venuto alle consultazioni", ha detto il leader democratico precisando che probabilmente il faccia a faccia si terrà entro venerdì: ''Giovedì o venerdì, vedremo...''
Per il nuovo Capo dello Stato, "l’ideale è mettere assieme un elemento di capacità, di competenza con anche un elemento di novità. Le due cose non sono incompatibili: novità non è sempre nuovissimo. Bisognerebbe comunque cercare l’accordo. Non si possono fare improvvisazioni, perché quella postazione è essenziale per la nostra democrazia". Quanto al metodo, ''un'elezione a larga maggioranza crea il clima, ma non è strettamente connesso al governo: io non sono disposto a meccanismi di scambio''.
Una posizione ribatita qualche ora dopo nel corso della riunione del gruppo Pd della Camera: il partito "non accetterà né ricatti né scambi sull'elezione del nuovo presidente della Repubblica, ma non ci lasceremo trascinare su posizioni settarie". Il Pd "cercherà una soluzione larghissimamente condivisa".
Commentando l'appello lanciato ieri dal presidente della Repubblica per ''l'inedita larga intesa'' fatta nel '76, Bersani ha anche spiegato che "nel famoso '76 c'era uno che governava e gli altri che consentivano, era una singola forma di governo di minoranza. Io mi sono rivolto al M5S e al Pdl e ho detto 'consentite il governo': loro hanno detto 'no', non io. Facciamo pure le commissioni, ma senza governo mi devono spiegare cosa facciamo. Il Movimento cinque stelle ha preso 8 milioni di voti e li ha messi in frigorifero''.
"Io, a mio modo - ha aggiunto - ho una proposta di larghe intese, propongo di farle in certo modo: si consenta un governo di cambiamento su pochi punti e si faccia una convenzione sulle riforme presieduta da chi non è al governo e si cerchi insieme un presidente della Repubblica con una larghissima base parlamentare. E' una proposta di larga intesa democratica''.
Bersani ha ribadito la sua linea con forza: ''Non sono disposto né al governissimo, né ad andare a votare, ho una mia idea, poi sono disposto a discutere sfumature. Altre proposte non fanno per me. Le formule di governissimo sarebbero un'occasione per ribadire il distacco degli italiani'' dalla politica. ''Io ho vissuto la fase del governo Monti - ha precisato - Noi siamo rimasti lì e Berlusconi s'è dato tre mesi prima. E quando lo incontro glielo dico: 'ti conosciamo mascherina'... Noi abbiamo già dato. Che non ci venissero a proporre dei governissimi - ha insistito il leader Pd- Se c'è qualche altra fantasia, ce la dicessero. Ma chi puo' credere che con Brunetta si possa fare un governo e riusciamo a imbroccare qualcosa?', si domanda il leader del Pd.
Se dovesse fallire il suo tentativo di governo, Bersani si è quindi detto pronto a fare un passo indietro: ''Togliamo di mezzo questa bersanite acuta, mi metto al servizio, sono a disposizione: se servo bene, altrimenti mi tolgo di mezzo". Il segretario Democratico vede, però, spazi di manovra ridotti e si rimette al capo dello Stato: ''Siamo fermi qui non per la malavoglia di Bersani o di Berlusconi. Ma perché c'è l'incrocio con il nuovo presidente della Repubblica e bisogna quindi che le prossime mosse le faccia il nuovo capo dello Stato. Finché non c'è chi puo' dare le carte facciamo chiacchiere. Questa settimana deve essere dedicata alla scelta del prossimo presidente''. Infine sull'ipotesi di un nuovo incarico a lui affidato ha detto: "Lo valuterá il presidente della Repubblica".
