Scuola, monito di Bagnasco: poco sostegno dalle istituzioni, insegnanti scoraggiati
Roma, 3 mag. (Adnkronos/Ign) - ''Lo smarrimento avvertito dalla scuola è causato anche dall'insufficiente sostegno delle istituzioni, come mostrano non da ultimo i tagli al personale e ai fondi stanziati per le attività e la strumentazione''. Così il Cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, nel suo intervento al laboratorio nazionale 'La Chiesa per la scuola' che si tiene a Roma presso l'Ergife Palace Hotel.
''Da qui il disagio vissuto da tanta parte degli insegnanti - rimarca - spesso scoraggiati e disillusi perché scarsamente valorizzati e non pienamente riconosciuti nel loro importante e delicato compito formativo''.
E aggiunge: ''La scuola va valorizzata, rinnovata e sostenuta. E noi siamo persuasi che solo una società che le dà il giusto valore, promuovendola e sostenendola, può guardare con fiducia al futuro. La Chiesa è per la scuola, perché interessata a una formazione integrale e armonica dell'individuo''.
Il contesto culturale nel quale siamo inseriti, prosegue Bagnasco, ''è spesso segnato da uno scetticismo e un individualismo che sfaldano i presupposti stessi dell'educazione, finendo per ridurla a mera trasmissione di conoscenze e capacità tecniche. Il relativismo, di cui il nostro contesto sociale è permeato, rende invalido ogni giudizio di valore, ritenuto inevitabilmente parziale e soggettivo. E così - aggiunge l'arcivescovo di Genova - consegnando il singolo alla assoluta autonomia senza riferimenti valoriali oggettivi che la orientano sul paino etico e sociale, il relativismo sottrae l'individuo alla preziosità dei legami e lo confina in se stesso, prigioniero della propria libertà incondizionata''.
''Il tema dell'educazione - prosegue il presidente Cei - acquisisce oggi un'importanza decisiva'' perché ''una società che non investa energie economiche e umane nella scuola, nella formazione e nell'innovazione, finisce per subordinare l'uomo al lavoro e al denaro, come appare in modo drammatico nella finanziarizzazione dell'economia''.
Più in generale, ''la nostra è una società che stenta a educare perché per molto tempo si è sentita paga del benessere raggiunto e dello sviluppo conseguito; perché si è pensata autonoma dalle sue radici e dai suoi valori più alti''. Per l'arcivescovo di Genova, è necessario quindi che la società ''impari a concepirsi come una comunità che educa, che forma persone e le accompagna nella vita''.
E' inoltre fondamentale il rapporto tra famiglia e scuola. La famiglia, ''spesso smarrita di fronte alle nuove sfide e meno attrezzata ad assumersi vere responsabilità educative, chiede sempre di più alla scuola, demandando ad essa in termini sia quantitativi che qualitativi''.
Infine, ''la parità tra le scuole statali e non deve divenire effettiva, per evitare dannose conflittualità''. A fronte del ''conclamato diritto alla scelta educativa - rimarca l'arcivescovo - nel nostro Paese non è dato un effettivo e concreto riconoscimento sul piano economico alle scuole paritarie, nonostante le disposizioni in questa direzione della stessa Comunità Europea''.
