Roma, 6 mag. (Adnkronos) - "In un momento così la privacy ci vuole; ci vorranno mesi, anni, un po' di privacy farà bene sia a lui che a me". Così, nel corso di una conferenza stampa al Policlinico Umberto I, Martina, la figlia del brigadiere Giuseppe Giangrande, ferito gravemente a Roma nella sparatoria davanti a Palazzo Chigi. "Chi deve recuperare siamo noi", continua la giovane secondo la quale "è giusto se ne parli. Ci ha rimesso un padre, un uomo di famiglia, un uomo che paga il mutuo". "Nella vita - osserva - c'è chi ha una vita più semplice e si può adagiare sugli allori, io invece sono cresciuta più velocemente di miei coetanei e questo ha fatto sì che sviluppassi un carattere più forte e autonomo rispetto ad altri. Ho avuto una vita più movimentata, ma ciò non mi impedisce di rialzarmi e ricominciare vicino a papà". "Il mio futuro andrà in base a papà: se farà miglioramenti io li farò accanto a lui", osserva. Martina ringrazia per la solidarietà ricevuta ma sottolinea anche di non chiedere nulla. "Non credevo questa solidarietà da parte tutti, sono rimasta colpita", ciò che è accaduto "è stato un fatto grande, ma non era una cosa scontata", dice ancora Martina. ''Ringrazio la Rai per l'iniziativa ieri di beneficienza e tutte le fondazioni; non cercavo questo - continua - E' un gesto che apprezzo ma che non ho chiesto". A chi le chiede se si aspetti di essere aiutata anche dalle Istituzioni, la ragazza risponde: "Io non chiedo nulla, non mi aspetto nulla, se ci saranno dei gesti li accolgo molto volentieri, ma non chiedo". Prima di lei aveva parlato il fratello del carabiniere. "Ci sono miglioramenti, poi, che muova la spalla o l'orecchio non siamo noi che lo diciamo, la prognosi non è sciolta. Siamo qui in attesa di miracoli", ha detto Pietro Giangrande.