Roma, 6 mag. (Adnkronos) - ''E' indubbio che una crescita duratura sia condizione essenziale per ridurre la disoccupazione, in particolare quella giovanile. In alcuni paesi europei questa ha raggiunto livelli che incrinano la fiducia in dignitose prospettive di vita e che rischiano di innescare forme di protesta estreme e distruttive''. E' il presidente della Bce, Mario Draghi, a paventare questo rischio nella sua lectio magistralis in occasione del conferimento della laurea honoris causa all'Universita' Luiss. Per il presidente della Bce, se la crescita è oggi più debole in alcuni Paese che in altri, questo dipende non solo dal credito scarso ma perché ''non si sono volute affrontare fragilita' strutturali, di cui oggi, dopo la crisi, sentiamo tutto il peso''. La crescita ''era più debole anche prima della crisi, nonostante una crescita spesso tumultuosa della spesa pubblica, perché non si erano volute affrontare fragilità strutturali, di cui oggi, dopo la crisi, sentiamo tutto il peso''. ''Nell'area dell'euro, la straordinaria affermazione della moneta unica ha nascosto per anni i rischi che venivano accumulandosi. I governi dei paesi membri - sottolinea Draghi - si sono sentiti liberati dai vincoli preesistenti: con l'eccezione della Germania e di pochi altri paesi, hanno procrastinato le riforme strutturali che avrebbero potuto adeguare la competitività di strutture economiche obsolete alle sfide di una globalizzazione incalzante; hanno scardinato i limiti introdotti dal Patto di Stabilità e Crescita, minando la loro stessa credibilita' quali partner di un'Unione monetaria''. E anche prima dell'inizio della crisi, l'Unione ''iniziava a dividersi tra paesi con saldi commerciali positivi e bilanci pubblici in ordine e paesi con deficit sull'estero e deficit di bilancio crescenti, finanziati con flussi di credito privato sempre più provenienti dal primo gruppo di paesi e utilizzati non per fare investimenti che accrescessero la competitività, ma per finanziare spese improduttive, o bolle immobiliari''. ''Nessuno aveva immaginato che l'Unione Monetaria potesse divenire un'unione divisa tra creditori permanenti e debitori permanenti dove i primi avrebbero prestato per sempre ai secondi denaro e credibilità'', prosegue Draghi. Si rendeva necessario un profondo mutamento del governo dell'Unione ma anche ''anche questo veniva posposto e la sua urgenza veniva minimizzata di fronte alle esigenze di una sovranità nazionale in realtà indebolità dalla globalizzazione e dai crescenti livelli di debito pubblico''. Ma poi ''la crisi finanziaria mondiale, innalzando drammticamente e rapidamente la percezione che i mercati avevano del rischio, ha irsvegliato brutalemnte tutti gli attori da questa lunga, compiaciuta amnesia''. ''Se necessario siamo pronti ad agire ulteriormente" per ridurre i tassi d'interesse, dopo il taglio dei giorni scorsi allo 0,5%, ha quindi avvertito Fraghi. Poi, continua, avanti con le riforme strutturali per ricominciare a crescere e per una società più solidale. ''Le riforme -sottolinea - mirano a sciogliere i nodi che imbrigliano la capacità competitiva e soffocano la crescita. Un'efficace promozione e tutela della concorrenza, un adeguato grado di flessibilità del mercato del lavoro che sia ben distribuito tra generazioni, una burocrazia pubblica che non sia di ostacolo alla crescita, un capitale umano adatto alle sfide poste dalla competizione globale, un ambiente migliore sono fronti su cui, malgrado progressi recenti, non poco resta ancora da fare, sia pure in misura diversa nei singoli Paesi''. ''Da quasi 20 anni, è in atto una tendenza alla concentrazione dei redditi della famiglie in Europa che penalizza i più deboli''. Ma ''una più equa partecipazione ai frutti della produzione della ricchezza nazionale contirbuisce a diffondere la cultura del risparmio e, dunque, della compartecipazione''. ''Sentirsi parte integrante della nazione e cointeressati alle sue sorti economiche aumenta la coesione sociale e incentiva comportamenti economici individuali che conducono, nell'aggregato, al successo economico della collettivita'''.