Santa Margherita Ligure, 7 giu. (Adnkronos/Ign) - "Senza prospettive per il futuro, l'unica prospettiva diventa la rivolta". E' il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, Jacopo Morelli, a sintetizzare così tutta "l'angoscia e il timore" che pesa sulla generazione under 40, in un Paese ingessato che non vuole e non puo' crescere. Un grido di dolore che i 'giovani' lanciano dal palco del 43^ Convegno di Santa Margherita Ligure dall'esemplificativo titolo 'Scateniamoci, liberiamo l'Italia da vincoli e catene'. Quelle catene che fanno 'scolorire' i lacci e lacciuoli di Luigi Einaudi e di Guido Carli e che hanno ormai "svuotato il domani di speranza e colmato il presente di angoscia". Disoccupazione, diseguaglianze, inefficienze, tutti capitoli pesanti da cambiare per "ricostruire la fiducia", restituendo "etica, trasparenza e coerenza" ai comportamenti di tutti a cominciare dalla politica chiamata a quella "visione", che ancora manca, necessaria a portare il Paese fuori dalla crisi. "La sfida è una, perseguire insieme sviluppo, libertà economica e coesione sociale", spiega ancora Morelli ricordando come l'Italia "paga un prezzo altissimo alla recessione: "La disoccupazione giovanile al 40,5% che sale di 10 punti al Sud, una contrazione della produzione del 25% ed un Pil atteso per fine anno ancora in calo". "Il mercato del lavoro - spiega Morelli - si è trasformato ma i mezzi con cui rispondiamo alle criticità sono rimasti indietro. Serve uno strumento universale e flessibile: non il sussidio a pioggia del reddito di cittadinanza ma un reddito minimo a tempo legato alla ricerca di lavoro e alla formazione", precisa. Da qui il richiamo ad interventi incisivi e concreti da parte dell'esecutivo. "Da cittadini esigiamo un governo che dia un progetto concreto di futuro, che disegni l'Italia che sarà fra dieci anni". E in questo, "la capacità di visione per un leader è essenziale". All'Italia, infatti, "non servono banderuole ma persone preparate e capaci, salde, nella furia dei venti e degli eventi. Non un governo che faccia miracoli, ma che agisca sulla competitività del paese. Miracoli no, statisti sì". I giovani imprenditori, inoltre, bocciano le prime mosse dell'esecutivo: "L'Imu è un'imposta che pesa su tante famiglie ma mai quanto il livello di tassazione sul lavoro e le imprese", dice il leader dei giovani imprenditori rivendicando un intervento per abbassare il costo del lavoro che al momento non appare in vista. Secondo Morelli, "un Paese che tassa il reddito da impresa e da lavoro, più che quello immobiliare e finanziario, ha rinunciato al proprio sviluppo e mira solo all'autoconservazione e, quindi, al fallimento" perché le imprese "nella competizione internazionale, sono costrette a una lotta impari per il carico fiscale sperequato, i servizi non liberalizzati e il costo dei fattori produttivi". Per Morelli, "abbiamo raggiunto livelli di confisca: non è tollerabile - spiega -che chi fa impresa alla luce del sole paghi tasse fino al 70%. Puoi essere innovativo quanto vuoi, ma se su 100 euro di profitti il fisco ne lascia 32 mentre all'estero dai 52 ai 65, è difficile vincere e autocapitalizzarsi. Puoi essere il più bravo dei lavoratori, ma se su 100 euro pagati dall'azienda te ne arrivano in tasca solo 46 è difficile sopravvivere". Morelli critica il sistema elettorale mai modificato nonostante le rassicurazioni dei partiti di maggioranza. "Un anno fa - dice ricordando le rassicurazioni dell'attuale premier, Enrico Letta, e del vicepremier, Angelino Alfano - da questo palco, fu promessa una nuova legge elettorale in poche settimane. Ma ad oggi nessuno ha potuto o meglio voluto, cambiarla. Gli elettori sono stati chiamati, di nuovo, a ratificare, anziché a scegliere. E non è un caso se l'impreparazione non sia scesa, con il riproporsi di candidati talvolta impresentabili, più spesso non adeguati e incompetenti. "Non è demagogia - aggiunge - criticare le evidenze. Cambiare il sistema di voto ha, non solo, ragioni democratiche ma anche economiche". Nonostante tutto gli under 40 di viale dell'Astronomia sembrano non voler mollare: "Dobbiamo contrastare la collusione che contribuisce ad alimentare la spesa statale improduttiva"; la concorrenza, "i monopoli, pubblici e privati, sono ugualmente dannosi"; l'etica, "dove c'è un corrotto c'è anche un corruttore"; il merito e l'innovazione; la coerenza, prima di tutto nei confronti della politica, "troppe deleghe in bianco, troppa diplomazia nel tacere verità scomode".