Roma, 7 giu. (Adnkronos) - La Polizia di Frontiera ha arrestato ieri all'aeroporto di Fiumicino un ex alto ufficiale israeliano, Tauber Gedalya, latitante dal 2010. L'uomo era ricercato da tutte le polizie del mondo perché colpito da un mandato di cattura internazionale emesso dal tribunale dello stato brasiliano di Pernambuco, in seguito ad una condanna all'ergastolo per il reato di traffico di organi umani. Il dirigente della Quinta Zona della Polizia di Frontiera, Antonio Del Greco, ha detto all'Adnkronos che Gedalya ''Si è chiuso nel suo silenzio. Un mutismo irreale. Non ha voluto che i parenti fossero avvisati dell'arresto e non ha nominato un legale di fiducia. Gli è stato assegnato un difensore d'ufficio''. L'ex ufficiale israeliano, 77 anni, nato in Polonia, è ora recluso nel carcere di Regina Coeli. ''Veniva da Boston diretto a Roma - spiega l'investigatore - è da accertare dove fosse diretto, abbiamo attivato controlli incrociati''. Al vaglio degli inquirenti anche l'ipotesi che Gedalya fosse diretto verso Paesi dell'Est dove in passato si sono verificati casi di trapianti in strutture clandestine. La Polizia di Frontiera ricostruisce anche il momento dell'arresto: ''Aveva un documento contraffatto ed è apparso nervoso al controllo della polizia di frontiera. Sono scattati quindi i controlli successivi, che hanno permesso di accertare la sua vera identità. Da qui il provvedimento di cattura''. ''In Brasile - aggiunge Del Greco - l'uomo è stato condannato all'ergastolo per aver indotto almeno in 19 casi cittadini poveri a cedere parti del loro corpo, prevalentemente reni, in cambio di somme di denaro che variavano tra i 6.000 e i 12.000 dollari''. ''Procacciava queste persone, anche minorenni - rimarca l'investigatore - per poi farle sottoporre a visite mediche in Brasile e le induceva a seguirlo in Sudafrica, dove equipe sanitarie compiacenti procedevano all'espianto degli organi e al successivo trapianto a favore di persone facoltose''. Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) dichiara all'Adnkronos Salute: "Non abbiamo notizie relative a un coinvolgimento di centri o pazienti italiani nella vicenda che ha portato all'arresto oggi, all'aeroporto di Fiumicino, di un ex alto ufficiale israeliano". "Occorre ricordare - sottolinea - che in questi casi nella gran parte non si tratta di persone uccise per gli organi, ma di donatori 'deboli' che vendono un rene a dei broker i quali hanno già trovato altri soggetti deboli, i pazienti, pronti ad acquistarli. Abbiamo di recente condotto un'indagine al Cnt proprio per monitorare negli ultimi due anni le liste d'attesa per il trapianto di rene. Ebbene, abbiamo seguito ogni paziente uscito dalle liste per vedere se ce ne fosse qualcuno 'sparito misteriosamente', senza trovarne nessuno. Oggi - aggiunge l'esperto - sono 7 mila i pazienti in Italia in attesa di un rene". Il monitoraggio del Cnt, che ha passato al setaccio circa 2 mila soggetti, "ci porta a pensare che il fenomeno del traffico d'organi, ammesso che esista, sia assolutamente marginale. Anche perché - precisa Nanni Costa - per questa operazione occorre mettere in piedi una sala operatoria clandestina per l'espianto, un laboratorio clandestino per le analisi e un'altra sala illegale per il trapianto, ma anche un sistema per il follow up clandestino. Se si fa tutto ciò, poi il sistema va usato e i pazienti trapiantati in modo improprio vengono fuori". ''Se in Ue i Paesi hanno adottato una legislazione molto restrittiva - spiega all'Adnkronos Salute Nanni Costa -, al di fuori le maglie talvolta sono 'più larghe', in particolare in Asia".