Francesco riceve Napolitano in Vaticano: credenti e non insieme contro le ingiustizie
Città del vaticano, 8 giu. (Adnkronos/Ign) - ''Anche questa prima visita del Presidente al Papa, dopo la Sua partecipazione alla Messa per l'inizio del Ministero petrino può essere espressa efficacemente con l'immagine dei due colli, il Quirinale e il Vaticano, che si guardano con stima e simpatia''. Lo ha detto Papa Francesco rivolgendosi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ricevuto in visita ufficiale in Vaticano, e con il quale si è trattenuto in colloquio riservato per 24 minuti.
Il Pontefice ha quindi fatto leva sull'"eccellenza delle relazioni tra Italia e Santa Sede'' e affrontato temi di ampio respiro come la libertà religiosa e la crisi globale. ''E' un dovere di tutti difendere la libertà religiosa e promuoverla per tutti'', ha detto Bergoglio.
''Nel mondo di oggi la libertà religiosa è più spesso affermata che realizzata. Essa, infatti, è costretta a subire minacce di vario tipo e non di rado viene violata - ha osservato il Pontefice - I gravi oltraggi inflitti a tale diritto primario sono fonte di seria preoccupazione e devono vedere la concorde reazione dei Paesi del mondo nel riaffermare, contro ogni attentato, l'intangibile dignità della persona umana. Nella tutela condivisa di tale bene morale si trova, inoltre - ha sottolineato Francesco - anche una garanzia di crescita e di sviluppo dell'intera comunità''.
Crisi globale. Il Papa ha parlato di una crisi "profonda e persistente" che grava "sulla parte più debole della società''. Per il Pontefice ''preoccupanti appaiono soprattutto i fenomeni quali l'indebolimento della famiglia e dei legami sociali, la decrescita demografica, la prevalenza di logiche che privilegiano il profitto rispetto al lavoro, l'insufficiente attenzione alle generazioni più giovani e alla loro formazione, in vista anche di un futuro sereno e sicuro''.
E ''in un momento di crisi come l'attuale - ha sottolineato Bergoglio - è urgente che possa crescere, soprattutto tra i giovani, una nuova considerazione dell'impegno politico, e che credenti e non credenti insieme collaborino nella promozione di una società dove le ingiustizie possano essere superate e ogni persona venga accolta e possa contribuire al bene comune secondo la propria dignità e mettendo a frutto le proprie capacità''.
Napolitano, da parte sua, rivolgendosi al Papa ha detto che l'Italia e gli italiani "la sentono profondamente vicino, permettendoci di cogliere nella stessa di scelta che ha compiuto del nome di Francesco, l'eco delle sue radici famigliari e l'amore per l'Italia, che ha come patrono il Santo di Assisi. A breve distanza dall'inizio così essenziale del suo nuovo cammino pastorale, ella è già divenuto figura familiare e cara agli italiani".
Riflettendo sulle parole di Francesco riguardo alla crisi, il capo di Stato ha detto che "le gravi conseguenze della crisi economica richiamano l'esigenza di un ritorno ai principi della solidarietà e della giustizia. Secondo Napolitano il Pontefice, come Francesco d'Assisi, uomo della povertà, ha manifestato subito "la sua attenzione e premura per i sofferenti e per gli emarginati, per le persone e le famiglie vittime dell'avidità e dell'egoismo dominanti, ed è risuonato il Suo appello alla Chiesa e ai cristiani perché ne prendano le parti e ne abbiano cura".
"Il suo sguardo è universale - ha detto ancora -, ma le sue parole toccano e sollecitano anche e in particolare noi italiani. Il nostro è un paese che, tra quelli pur classificati come 'ricchi', ha nel suo seno aree e fenomeni di povertà estesisi nei recenti anni di crisi come non mai da decenni. E' tempo dunque di riflessione e di cambiamento, di solidarietà e di giustizia, con l'urgenza che il disagio di vasti strati sociali e in special modo la condizione giovanile fortemente richiedono".
Poi Napolitano ha fatto osservare che "cardine della Costituzione italiana, come dell'ordinamento di ogni Stato di diritto, è il principio della libertà religiosa: invece ancor oggi in troppi luoghi negata e brutalmente calpestata".
La visita ufficiale di Giorgio Napolitano (non in frac come anticipato nei giorni scorsi), la prima di un capo di Stato al Papa, è iniziata questa mattina con l'arrivo nel cortile di San Damaso in Vaticano. Il corteo presidenziale che comprende, fra gli altri Emma Bonino, ministro degli Esteri, Francesco Maria Greco, ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Donato Marra, segretario generale della Presidenza della Repubblica, Carlo Guelfi, direttore dell'Ufficio di Segreteria del Presidente della Repubblica, Stefano Stefanini, Consigliere direttore dell'Ufficio per gli Affari Diplomatici, il generale Rolando Mosca Moschini, Consigliere direttore dell'Ufficio per gli Affari Militari e del Consiglio Supremo di Difesa, è entrato da Piazza San Pietro.
Napolitano, con la consorte Clio, è stato accolto dal prefetto della Casa Pontificia monsignore Georg Gaenswein, sulle note dell'Inno di Mameli eseguito dalla Banda pontificia. I colloqui a porte chiuse tra Francesco e Napolitano nel palazzo Apostolico sono stati anticipati da una cordiale stretta di mano.
