Roma, 27 giu. (Adnkronos) - L'economia italiana ha toccato il fondo ma l'avvio della risalita che si intravede resta lenta e difficile, senza "solide fondamenta per prevederla": ci sono, infatti "qua e là segni di fine caduta e più aleatorie indicazioni di svolta", ma non ancora "germogli di ripresa". E' uno scenario pesante quello prospettato dai dati presentati oggi dal Centro studi di Confindustria che ritocca "nettamente al ribasso" i dati sulla crescita del Pil stimati appena lo scorso dicembre: -1,9% nel 2013, dall'1,1% e 0,5% rispetto al precedente 0,6%. E se è vero che "il maggior trascinamento negativo" è una eredità del 2012 che ha trasmesso sul 2013 una variazione complessiva del Pil pari al -1% e che dunque "oltre l'80% della caduta prevista per l'intero anno è già stata registrata", è anche vero che "la ripresa sarà però lenta". Giocano ancora contro il perdurare del credit crunch, la perdita di competività di costo, gli ampi spazi vuoti di capacità che si sono accumulati in molti settori industriali e le gravi difficoltà delle costruzioni. A favore di una crescita invece, dicono ancora gli imprenditori, potranno giocare le azione del Governo che seppure "rese selettive dalla scarsità dei fondi", restano "comunque rilevanti per l'impegno e la tensione verso il traguardo di far ripartire il paese". Azioni però, che necessitano, di un quadro di "stabilità politica". Pressione fiscale: 'picco storico' nel 2014 per la pressione fiscale effettiva che tocchera' il 53,4%. A registrare la crescita e' il Centro studi di Confindustria secondo cui il livello della tassazione nel 2013 sara' pari al 44,6% del Pil nel 2013 e rimarra' "insostenibilmente elevato" anche nell'anno seguente. Disoccupazione: è un "orizzonte con più disoccupazione" quello tracciato dal rapporto Csc. Il tasso per l'anno in corso è cifrato infatti al 12,2% mentre per il prossimo anno l'attesa è per un 12,6%. In crescita ancora il ricorso alla Cig che "potrà sgonfiarsi" solo dalla primavera 2014 quando si potranno contare circa 350mila unità coinvolte. L'occupazione, continua Csc, calerà fino alla fine del 2014: resta pesante la situazione sul fronte lavoro che "risente della durata e intensità della recessione in atto" con una "accelerazione dell'emorraggia di posti" dal novembre scorso: dall'ultimo trimestre 2007 al primo 2013, infatti, le persone che hanno perso l'impiego ammontanto a 700 mila, di cui quasi la metà nell'ultimo anno; una cifra, stimano ancora gli economisti di viale dell'Astronomia, che salirà a 817 mila per la fine del 2014. Le unità di lavoro, dunque, che includono il ricorso alla Cig e le altre forme di riduzione dell'orario di lavoro, che sfiorava 1,7 milioni nel primo trimestre 2013, supererà 1,8 milioni nel secondo trimestre del 2014, quando però, registra ancora il Csc, "l'assorbimento di lavoro inizierà nuovamente ad aumentare". Consumi: ancora un passo indietro per i consumi delle famiglie italiane nel 2013 e 2014. I dati registrano un arretramento del 3% nel 2013 e dello 0,3% nel 2014. In 4 anni,dice il Csc, le famiglie italiane hanno tagliato i consumi per un ammontare pari ad un mese e mezzo di spesa, pari a circa 2480 euro. Deficit-Pil: il raggiungimento dell'obiettivo di contenere il rapporto deficit-pil al 3% nel 2013. Nel 2014 serve "un attento e rigoroso monitoraggio della spesa e delle dinamiche delle entrate", dato l'andamento peggiore delle previsioni governative. Inflazione: esiste una minaccia concreta di deflazione per l'Italia e per Eurolandia. Nel rapporto si evidenza, infatti, la "brusca decelerazione" dei prezzi al consumo nel nostro Paese negli ultimi sei mesi (+1,1% annuo in maggio da +3,2% nel settembre 2012). Una flessione comune all'intera Europa che ha fato nascere un dibattito sul rischio che le economie avanzate cadano in deflazione. E " la minaccia deflazionistica è più vicina laddove il contesto resta recessivo e di deleveraging, cioè di deflazione dei debiti in relazione al patrimonio, come in Italia e nella media di Eurolandia. In media, l'incremento dei prezzi si attesta all'1,6% nel 2013, dal 3% nel 2012, e all1,7% nel 2014.