Test Invalsi, meglio gli studenti del Nord. Carrozza: prove non sono 'giudizio di Dio'
Roma, 11 lug. (Adnkronos/Ign) - Divario tra Nord e Sud del Paese nei risultati delle prove Invalsi per l'anno scolastico 2012/2013. E' quanto emerge dal Rapporto Nazionale dell'Istituto, che ogni anno fornisce un quadro generale sulla qualità del sistema italiano d'istruzione e formazione, presentato oggi presso 'Itis Galilei' di Roma alla presenza del ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca Maria Chiara Carrozza, del commissario straordinario Invalsi, Paolo Sestino, del responsabile area prove Invalsi, Roberto Ricci.
Migliorano, si legge ancora nel rapporto Invalsi, alcune regioni al Sud come Abruzzo, Molise, Puglie e Basilicata, ma i risultati migliori si ottengono nella Provincia Autonoma di Trento, nel Friuli Venezia Giulia, Veneto, Marche e Piemonte. Per quanto riguarda l'italiano, maggiore la dimestichezza con i testi narrativi, minore quella con la grammatica. In matematica, il rapporto Invalsi rileva maggiori difficoltà negli ambiti 'spazio figure' e 'relazioni e funzioni' rispetto agli ambiti 'numeri' e 'dati e previsioni'.
Il Rapporto Nazionale sulle prove Invalsi, che ''ha l'obiettivo - si legge nel testo - di stimolare quei processi di autovalutazione per migliorare la performance delle scuole, si basa su un campione statisticamente rappresentativo: 9.047 classi e 189.493 studenti''. Complessivamente quest'anno in tutta Italia, nelle prove di matematica e di italiano, sono state coinvolte 13.232 scuole, 141.784 classi e 2.862.759 studenti.
Il Rapporto 2013 è in linea con quanto già emerso nelle precedenti rilevazioni: le regioni del Mezzogiorno ottengono in generale - si legge - risultati peggiori. Il ritardo del Mezzogiorno, già presente ai gradi iniziali, tende in generale ad ampliarsi lungo il ciclo degli studi. Anche le regioni del Centro mostrano un peggioramento della propria posizione relativa con il procedere del percorso di studi.
Le prove Invalsi non sono il ''giudizio di Dio'', ma ''valutare e valutarci, in ogni caso, ci dà l'opportunità di conoscere quello che siamo'' ha detto il ministro Carrozza, nel corso della presentazione del rapporto.
''Il momento della valutazione nella nostra vita arriva per varie ragioni, ma a un certo punto arriva: talvolta siamo incerti e vogliamo rimandarlo perché non ci sentiamo pronti, talvolta sentiamo che la valutazione è il giusto riconoscimento per quello che abbiamo fatto fino a quel momento'' ha affermato Carrozza.
''Non si comprende - ha aggiunto il ministro - la valutazione se non la si lega alla conoscenza: alla consapevolezza di limiti, di potenzialità, di opportunità. E alla conoscenza come punto di riferimento degli interventi e delle politiche. E' alla luce di questa 'filosofia della valutazione' legata alla necessità di conoscere quello che facciamo e come lo facciamo, che dovremmo vedere le prove Invalsi, cercando di uscire da una logica di 'guerre di religione' sulla valutazione ed essendo ben consapevoli del fatto che non si tratta del 'giudizio di Dio'''.
