Sfiducia ad Alfano, il Pd voterà no Epifani: "Governo va avanti"
Roma, 18 lug. (Adnkronos/Ign) -Il Pd non voterà la sfiducia ad Alfano, ma non scende la tensione tra i democratici, in vista del voto di venerdì sulla mozione presentata da M5S e Sel a segutio del caso kazako. A Palazzo Madama si è svolta la riunione del gruppo Pd, alla presenza anche del segretario Guglielmo Epifani e del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini. La proposta di votare no è stata approvata con 80 voti a favore e 7 contrari.
"Sono molto soddisfatto dell'andamento della discussione, che ha portato un voto praticamente all'unanimità, con sette astensioni: l'assemblea del gruppo ha ritenuto che il governo debba andare avanti", spiega a caldo il segretario del Pd Guglielmo Epifani. Epifani ha confermato che il Pd voterà contro la sfiducia nei confronti del ministro dell'Interno, ma ha aggiunto: "Per chiarezza verso il Paese si ritiene che questa vicenda ha aperto parecchi interrogativi, evidenziando molte nebbie e problemi sull'organizzazione di tutta la macchina della sicurezza italiana. Questo deve essere il tema centrale delle prossime settimane e dei prossimi mesi" alla luce "dei problemi che questa vicenda ha dimostrato esservi". "Ci sono state troppe falle nel sistema. Si tratta -ha proseguito Epifani- di una vicenda grave . Il Paese ha perso credibilità internazionale " e si è consentito all'ambasciata di un Paese di muoversi come voleva "cosa che non sarebbe successa in nessuna parte del mondo". Alla fine "sono risultati colpiti gravemente i diritti di due persone: di una madre e della figlia di sei anni", che sono state riportate in un Paese senza garanzie democratiche "con modalità senza riscontro in nessun altro Paese del mondo". Quanto all'andamento dell'assemblea, "è stata una discussione approfondita, ma è chiaro che si tratta di un voto che parla da solo" ha aggiunto, specificando che domani da parte del capogruppo Luigi Zanda ci sarà in aula una motivata illustrazione del no alla sfiducia . A chi gli ricordava di aver parlato di dimissioni di Alfano qualora si fosse dimostrato che "sapeva", Epifani ha replicato: "Il problema è 'cosa' sapeva".
I renziani hanno provato a chiedere al partito un proprio documento, quantomeno di censura nei confronti del vice premier. Ma la bilancia alla fine pende a favore del no, che non sarà 'sic et simpliciter' ma motivato, argomentato. Un po' come avverte con realismo il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini. "Quello di domani -sottolinea l'ex segretario del Pd- è un atto puramente politico, la risposta deve essere politica" e se si sta in un governo "tutti devono metterci la faccia" senza i calcoli e i distinguo di chi pensa "che tanto c'è qualcun altro che si sporca le mani".
Alla fine passa così la linea della segreteria. Per strada, viene fatto notare, qualcuno si è perso: dei 13 che ieri avevano sottoscritto una nota congiunta per andare fino in fondo sulla vicenda Alfano, solo 3 (Andrea Marcucci, Isabella De Monte e Vincenzo Cuomo, a quanto risulta) si sono distinti nel voto, astenendosi. E' probabile che, nell'illustrazione delle motivazioni del voto, emergerà più una fiducia al governo Letta che il no alla sfiducia ad Alfano. Dettagli semantici, comunque, rispetto all'obiettivo essenziale: evitare che la situazione precipiti.
Chi si tira fuori dal coro delle larghe intese è da Beppe Civati: ''Finalmente -dice- è arrivata la prima riforma del governo Letta: il presidenzialismo. Dobbiamo riconoscere di avere oltre ad un presidente del Consiglio legittimamente votato dal Parlamento, un Presidente della Repubblica che interviene nelle scelte quotidiane e settimanali ormai di questo esecutivo", dice riferendosi alle parole di monito del Capo dello Stato ("Se cade il governo conseguenze forse irrimediabili"): "Chi come me e come Cuperlo ha chiesto le dimissioni di Alfano lo ha fatto senza pensare alla caduta del governo delle larghe intese ma, al contrario, alla possibilità di fare bella figura in un momento così delicato. Siamo, non da oggi, al commissariamento. Noi non abbiamo mai discusso nemmeno di come si componeva questo governo, per cui è anche difficile discutere come si scompone, mettiamola così''.
Prende di mira Alfano, invece, il presidente di Sel, la cui mozione è in discussione a palazzo Madama: "Non credo -dice Nichi Vendola- che il presidente Napolitano con le sue parole intendesse sopprimere la dialettica democratica. E la dialettica democratica è fatta anche di contrasti. Oggi - prosegue il presidente della Regione Puglia- noi abbiamo il diritto di contrastare la vergogna di un governo che si e' reso complice di uno stato dittatoriale, e che ha in qualche maniera determinato una lesione di diritti umani fondamentali. Per questo la permanenza di Alfano al ministero dell'Interno e' uno scandalo - conclude Vendola - e finche' Alfano restera' li', noi avremo il diritto e vorrei dire il dovere morale, di alzare la nostra voce .
Intanto Silvio Berlusconi nega tentennamenti, come riportato da alcuni articoli sulla stampa, nella difesa del ministro dell'Interno Angelino Alfano alle prese con il caso kazako e con la mozione di sfiducia M5S e Sel che venerdì verrà votata dal Senato.
''Stamani il cosiddetto partito de La Repubblica supera ogni limite nella smania di attaccare il Presidente Berlusconi'', si legge in un comunicato stampa diffuso da palazzo Grazioli.
''Non solo - prosegue la nota degli uffici del leader Pdl - gli vengono attribuiti, addirittura tra virgolette, giudizi e commenti che non sono stati mai pensati né pronunciati, ma si insinua perfino il dubbio che il presidente Berlusconi e il Popolo della Libertà non siano compatti nel sostegno al ministro Alfano''. ''Ancora una volta ci troviamo di fronte a resoconti e titoli inventati di sana pianta per spargere veleno sul Popolo della Libertà e sul dibattito politico", conclude la nota.
