Milano, 19 lug. (Adnkronos/Ign) - "Chiuso per indignazione". E' questa la dicitura che oggi campeggia sulla vetrine delle boutique milanesi di Dolce e Gabbana. La frase tradotta anche in inglese, precede l'articolo di stampa dal titolo 'Il Comune chiude le porte a D&G'. Ad 'accendere la miccia' della lite, ieri, tra gli stilisti e il Comune di Milano è stato l'assessore al Commercio Franco D'Alfonso che avrebbe stigmatizzato la condanna di Dolce e Gabbana in primo grado per omessa dichiarazione dei redditi affermando che il pubblico dovrebbe prendere le distanza da esempi simili, evitando di concedere loro spazi cittadini. Dura la reazione di Gabbana che su twitter ha scritto chiaro e tondo: "Comune di Milano, fate schifo!". Una dichiarazione che nell'arco di poche ore ha riscosso decine e decine di commenti altrettanto sdegnati. Nel frattempo l'assessore chiariva: "oggi su alcuni organi di stampa è stata riportata una mia frase, non contenuta in un'intervista, ma estrapolata da una conversazione informale riguardante argomenti generali, che non esprimeva certo l'opinione dell'amministrazione. Preciso che da parte mia c'è l'assoluto rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza fino ad una sentenza definitiva. Il garantismo è un principio universale che vale per tutti. Auspico quindi che nel procedimento in corso Dolce e Gabbana chiariscano la loro posizione". In serata, il commento del sindaco di Milano Giuliano Pisapia. "La battuta dell'assessore D'Alfonso è stata improvvida, ma la reazione di Stefano Gabbana è stata ingenerosa. Lo stesso assessore D'Alfonso ha chiarito del resto come la sua fosse un'affermazione personale e non riconducibile all'Amministrazione e ha comunque aggiunto che anche lui crede fermamente nella presunzione di innocenza''. ''Non trovo dunque accettabile - ha concluso il Sindaco - che si possa rispondere a una frase infelice offendendo il Comune e, quindi, la città come in queste ore è accaduto da parte di chi, comprensibilmente, si è sentito offeso. Milano è la capitale della moda, un settore che sosteniamo con piena convinzione e massimo impegno e vuole essere sempre più anche la capitale dei diritti. Spero, quindi, che questo spiacevole episodio possa chiudersi al più presto e senza alcuno strascico''.