Mosca, 20 lug. - (Adnkronos/Ign) - "Rafforzare la crescita e la creazione di posti di lavoro rimane la priorita'" dei membri del G20, in un contesto economico globale che tuttavia "rimane troppo debole" mentre "la ripresa e' ancora fragile e disomogenea". Lo scrivono i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali del G20, nella dichiarazione conclusiva del vertice di Mosca. Anche se "ci sono segnali di rafforzamento dell'attivita' negli Stati Uniti e in Giappone, continua la recessione nella zona euro", si legge ancora nel documento, in cui si ricorda che anche se le scelte di questi anni "hanno contribuito a contenere i rischi al ribasso" le minacce per la stabilita' economica "rimangono elevate mentre aumenta la volatilita' dei mercati finanziari e si inaspriscono le condizioni finanziarie". Di qui l'annuncio del 'Piano di Azione di San Pietroburgo' che prevede una serie di riforme strutturali per aumentare la produttivita', l'occupazione e la partecipazione della forza lavoro". I ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali del G20 puntano il dito contro le multinazionali. "I profitti dovrebbero essere tassati la' dove si compiono le attivita' che generano i profitti e dove si crea il valore" si legge nella dichiarazione conclusiva del vertice di Mosca. Nel documento si sottolinea come "garantire che tutti i contribuenti paghino la giusta quota di tasse e' una forte priorita' per ottenere una sostenibilita' fiscale e per promuovere la crescita". I ministri del G20 confermano l'appoggio al piano d'azione elaborato dall'Ocse per colpire l'elusione fiscale e le pratiche di trasferimento degli utili: per colpire questo fenomeno, nel documento si invitano i paeri membri a riesaminare le legislazioni nazionali "affinche' non si incoraggino le multinazionali a ridurre le tasse complessive pagate, spostando artificialmente i profitti" in paesi a bassa tassazione. Il documento, insomma, evidenzia la crescente insoddisfazione delle principali economie per il comportamento fiscale di grandi aziende come Google o Apple, con una ridotta quota di tasse pagate nei paesi dove operano, grazie a complesse strategie contabili, perfettamente legali ma sempre meno accettate da governi nazionali e opinione pubblica.