Vilnius, 7 set. (Adnkronos/Ign) - Le prove sulla responsabilità del regime per l'uso di armi chimiche sono "forti", per questo serve "una risposta chiara e forte" della comunità internazionale. A dirlo è stato l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton, nella conferenza stampa a conclusione della riunione informale dei ministri degli Esteri dell'Ue, cui ha partecipato anche il segretario di Stato americano John Kerry. "Informazioni da un'ampia varietà di fonti sembrano indicare forti prove che il regime siriano è responsabile di questo attacco - ha sottolineato la Ashton - dal momento che è l'unico a possedere agenti chimici e i mezzi per diffonderli in quantità sufficienti". Per questo, secondo l'Alto rappresentante, "una risposta chiara e forte è cruciale per rendere chiaro che questi crimini sono inaccettabili e che non ci può essere impunità". L'Unione Europea parla con una voce unica alla conclusione della riunione informale a Vilnius. "Condividiamo l'indignazione per l'uso di armi chimiche, la convinzione che ciò non si debba ripetere e che i responsabili ne rispondano davanti alla Corte penale internazionale", ha affermato la titolare della Farnesina Emma Bonino, parlando con i giornalisti. "Concordiamo sull'idea di aspettare il rapporto degli ispettori Onu e le conseguenti decisioni del Consiglio di Sicurezza - ha aggiunto - Questa è la linea che abbiamo sostenuto sin dall'inizio". L'Italia, ha ribadito, "senza una delibera del Consiglio di Sicurezza, pur esprimendo solidarietà politica, non parteciperà a interventi militari". "Per noi l'alleanza con gli Stati Uniti è strategica - ha poi aggiunto - abbiamo una divergenza sul metodo di reazione". La Germania ha rotto gli indugi e si è schierata con il fronte dei Paesi che invocano "una forte risposta internazionale" all'uso di armi chimiche da parte del regime siriano. Il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, al termine della riunione informale dei colleghi dell'Ue a Vilnius, ha annunciato che la Germania "firmerà la dichiarazione" circolata ieri al G20 a San Pietroburgo e siglata da 11 Paesi, tra cui l'Italia. "Molto bene'' ha commentato il premier Enrico Letta su Twitter. "Non possiamo ignorare attacchi con armi chimiche come questo, anche se succedessero dall'altra parte del mondo" ha detto il presidente degli Usa, Barack Obama, in uno dei passaggi del suo discorso settimanale alla nazione dedicato alla crisi siriana. Un intervento focalizzato sulla necessità di un'azione militare "limitata e mirata" per rispondere all'uso di armi chimiche di cui il regime di Bashar al-Assad è ritenuto responsabile, argomento sul quale la Casa Bianca proprio ieri ha registrato la divisione dei membri del G20 di San Pietroburgo, con la netta contrapposizione di Mosca. "Non rispondere a questo orribile attacco - ha continuato Obama - aumenterebbe i rischi di altri attacchi con armi chimiche, i rischi di farle cadere nelle mani di terroristi pronti a usarle contro di noi e manderebbe un pessimo segnale ad altre nazioni: che non ci sarebbero conseguenze se anch'esse le utilizzassero". "Tutto questo porrebbe serie minacce alla nostra sicurezza nazionale", ha insistito il presidente Usa richiamando "i membri del Congresso, di entrambi i partiti, a convergere in difesa di quell'idea di mondo in cui vogliamo vivere e vogliamo fare vivere i nostri figli e le generazioni future". L'America "non può chiudere gli occhi - ha scandito - So che il popolo americano è stanco dopo un decennio di guerra. Ma noi siamo gli Stati Uniti d'America. Non possiamo chiudere gli occhi davanti a immagini come quelle che abbiamo visto in Siria". La risoluzione sul raid in Siria, limitato nel tempo e circoscritto, sarà messa ai voti del Senato Usa a partire da mercoledì 11, mentre il giorno prima Obama si rivolgerà nuovamente alla nazione dalla Casa Bianca per spiegare le ragioni dell'intervento militare e rassicurare i tantissimi americani (secondo recenti sondaggi, più del 50%) che tuttora non lo approvano. Intanto fonti dell'opposizione siriana oggi hanno riferito che le forze del regime hanno fatto uso di gas tossici nell'attacco condotto nella notte contro il quartiere di al-Qaboun a Damasco. Attivisti hanno anche postato su Internet un video nel quale appare un uomo che ha presumibilmente inalato i gas tossici usati dalle forze del regime.