Quirico ai pm: timore di essere ucciso. L'altro rapito: subì due false esecuzioni
Roma, 9 set. (Adnkronos/Ign) - La paura di poter essere ucciso è stata sempre presente in Domenico Quirico nei lunghi giorni che ha trascorso nelle mani dei suoi rapitori. E' stato lui stesso a parlarne con i magistrati che questa mattina per diverse ore lo hanno ascoltato raccogliendo a verbale le sue dichiarazioni sui cinque mesi di prigionia.
I magistrati romani indagano contro ignoti per sequestro di persona con finalità di terrorismo. Il verbale è stato secretato ma, secondo indiscrezioni, ai magistrati della Procura di Roma il giornalista ha raccontato che dopo essere stati sequestrati, lui e il suo compagno di disavventura Pierre Piccinin furono bendati e tenuti in una condizione di malnutrizione, ricevendo al massimo una volta al giorno il cibo. Avrebbe anche detto di essere riuscito con Piccinin a fuggire per due volte per essere però poi ripreso. Il sospetto di Quirico è che ci fossero tre gruppi a gestire il loro sequestro. Quanto al presunto uso in Siria di gas sarin, i due rapiti lo avrebbero appreso ascoltando le parole di un rapitore via Skype.
Il giornalista, liberato ieri, ha poi lasciato il Palazzo di Giustizia di piazzale Clodio attraverso un'uscita secondaria sfuggendo così ai numerosi cronisti che speravano di poter avere qualche sua dichiarazione.
Quirico raggiungerà ora Torino dove riabbraccerà le figlie. All'Adnkronos Eleonora Quirico, figlia del giornalista, attendendo il padre a casa nel cuneese con la sorella Metella, dice: "Abbiamo sentito papà, sta bene e questa è la cosa importante. Tutto il resto verrà con il tempo". Ora, aggiunge, ''lo stiamo aspettando, speriamo sia qui al più presto".
Il giornalista della 'Stampa' è rientrato in Italia questa notte. E' atterrato intorno a mezzanotte a Ciampino, dove è stato accolto dal ministro degli Esteri Emma Bonino (FOTO). "E’ come se fossi vissuto per cinque mesi su Marte. Non mi hanno trattato bene", ha raccontato appena atterrato in Italia. ''Ho scoperto che i marziani possono essere molto malvagi''.
In un tweet, il direttore de 'La Stampa' ha raccontato: ''La prima telefonata di Quirico in redazione: chiedo scusa per avervi fatto preoccupare, ma questo è mio giornalismo''. E ancora: ''Cinque mesi sono lunghi ma ce l'ho fatta - ha detto poi Quirico al telefono con Calabresi - come ho detto a qualcuno mi sembra di essere stato su Marte, adesso sono tornato sulla terra e ho appreso alcune notizie di come si è evoluto il mondo. E' stata una terribile esperienza ma una grande esperienza''.
Quirico, dopo poche ore di riposo, già questa mattina ha iniziato il giro di incontri. Con la moglie Giulietta è stato ricevuto dal presidente del Consiglio Enrico Letta a Palazzo Chigi, assieme al vicepremier e ministro dell'Interno, Angelino Alfano. Ad accompagnare Quirico, il ministro degli Esteri e il direttore de 'La Stampa' Calabresi. Letta ha voluto salutare personalmente Quirico ed esprimergli la sua più viva soddisfazione per la conclusione positiva della vicenda.
Rilasciato insieme a Quirico anche lo scrittore belga Pierre Piccinin. Secondo quanto raccontato a Rtl dall'autore di vari libri sulla Siria, Quirico e Piccinin hanno cercato per due volte di scappare dai loro sequestratori. Inoltre il cronista è stato vittima anche di "due finte esecuzioni", ha raccontato a 'Le Soir' lo scrittore arrivato a Bruxelles questa mattina. "Sto bene, malgrado le prove subite - ha detto - il mio amico Domenico è un po' più provato ma ha 62 anni; comunque, è uno sportivo che ha fatto delle maratone. E' stata dura, ha anche subito due false esecuzioni". "Una volta siamo riusciti ad andare abbastanza lontano. Abbiamo approfittato della preghiera - ha raccontato Piccinin - ci siamo impadroniti di due kalashnikov e abbiamo lasciato l'edificio. Per due giorni abbiamo corso nella campagna prima di venir ricatturati e venir puniti molto seriamente per questo tentativo di evasione''.
Dietro la liberazione del giornalista e di Piccinin vi sono stati negoziati condotti dall'Italia. "A poco a poco abbiamo capito che vi erano delle trattative dietro le quinte che implicavano gli italiani. L'Italia ha una buona esperienza di queste situazioni", ha raccontato Piccinin al quotidiano belga. E ha poi espresso una convinzione: non è il regime di Assad il responsabile dell'attacco con armi chimiche del 21 agosto scorso, a seguito del quale gli Stati Uniti potrebbero intervenire militarmente in Siria. "E' un dovere morale dirlo - ha affermato, parlando con 'Rtl' - non è il governo di Bashar al-Assad ad aver utilizzato il sarin o altri gas alla periferia di Damasco". L'insegnante 40enne ha ammesso quanto "gli costi dire" tutto ciò, perché "dal maggio del 2012 sostengo fortemente l'esercito libero siriano nella sua giusta lotta per la democrazia".
Stando a fonti dell'intelligence, la liberazione di Quirico è stata ottenuta grazie ai buoni rapporti dei nostri Servizi Segreti con l'insorgenza. Tali contatti sul campo, riferiscono all'Adnkronos fonti qualificate di intelligence, hanno influito sui gruppi criminali, definiti ''sbandati'', che detenevano il giornalista, facendo prevalere le ragioni umanitarie e portando alla soluzione della vicenda. La partita si gioca ora sempre più sul fronte intelligence anche per il gesuita Paolo Dall'Oglio, scomparso dal 28 luglio da Raqqa, nel nord del Paese, sequestrato da un gruppo di jihadisti. Il lavoro di intelligence è finalizzato anche a mettere al riparo dal rischio di depistaggi sul caso, data la presenza di diversi gruppi in guerra tra loro che si combattono anche a colpi di comunicati.
A proposito della liberazione di Quirico, il nunzio apostolico in Siria, monsignor Mario Zenari, raggiunto telefonicamente da Aki-Adnkronos International, ha parlato di ''una buona notizia'' ma "su Padre Paolo Dall'Oglio non c'è purtroppo nulla di nuovo, niente di concreto''.
La Coalizione nazionale siriana, principale blocco dell'opposizione al regime di Bashar al-Assad, accusa Damasco per la ''condizione'' che si è creata in Siria e per la ''sparizione'' nel Paese arabo di diverse persone. ''Il conflitto in corso ha aperto molte opportunità per banditi ed estremisti - afferma un addetto stampa della Coalizione in Turchia contattato da Aki-Adnkronos International - Così si è arrivati alla condizione in cui persone, come Padre Paolo, possono sparire senza che si abbiano molte informazioni''. ''E' colpa del regime'', conclude la fonte.
