Pasta, produttori italiani in allarme per guerra dei prezzi e concorrenza feroce
Roma, 12 set. - (Adnkronos) - Concorrenza feroce dentro e fuori i confini nazionali, rapporti difficili con le grandi catene della Gdo, carenza di materia prima. E sui mercati esteri e' guerra dei prezzi. Sono alcune criticita' segnalate dai produttori di pasta made in Italy, un'industria che, nonostante la crisi, mantiene la leadership a livello mondiale grazie anche alle buone performance dell'export.
A minare il primato sono oggi concorrenti europei, come i turchi e gli spagnoli, in un settore praticamente saturo. A lanciare l'allarme e' l'associazione dei pastifici italiani Aidepi, aderente a Confindustria. "C'e' una fortissima concorrenza, all'estero ci troviamo di fronte a produttori aggressivi e forti", afferma all'Adnkronos Riccardo Felicetti, presidente del gruppo Pasta dell'Aidepi. "L'Italia produce un quarto della pasta a livello mondiale - continua l'imprenditore - ma gli altri tre quarti sono prodotti non in Italia e la situazione e' pesantissima sui mercati emergenti dove non si cercano prodotti di alta gamma e si deve combattere contro la concorrenza dei pastifici turchi e spagnoli. E' una vera e propria battaglia sui prezzi".
A questi attori gia' presenti sul mercato se ne aggiungono di nuovi anche da altri continenti, ad esempio, si comincia a produrre pasta in maniera sistematica in Africa. Ed il rischio di una "perdita di identita'" della pasta italiana e' reale.
"La pasta e' uno dei pochi settori in Italia che non sta subendo la crisi sia per il buon andamento delle esportazioni sia in rapporto ai consumi interni", spiega Francesco Divella, imprenditore pugliese dell'omonimo pastificio che dal 1905 a oggi e' arrivato alle terza generazione. In Italia infatti, il consumo medio procapite e' molto alto, il maggiore al mondo con 26 kg all'anno, una quantita' che sale fino a 35 kg nelle regioni del Sud.
Anche Divella lamenta pero' la difficolta' di una soddisfacente distribuzione del prodotto, in particolare, nel rapporto con la Gdo, controllata per il 70% da una decina di catene straniere. "Si tratta di un punto negativo della politica italiana degli ultimi 30 anni", spiega all'Adnkronos l'imprenditore, sottolineando come la situazione peggiori quando si affronta il mercato estero. "Nei 130 Paesi in cui esportiamo la pasta non c'e' neanche una catena italiana ed e' ancora piu' difficile trattare sui prezzi" sostiene.
Inoltre, nel Paese della pasta, per eccellenza, la produzione non e' semplice perche' la materia prima scarseggia sia nelle quantita' che nelle qualita'. Le coltivazioni italiane infatti, riescono a coprire solo il 60% del fabbisogno di grano duro per la produzione e le spighe sono mediamente di qualita' inferiori. "Da sempre il nostro pastificio miscela diversi tipi di grano e si rifornisce da Stati Uniti, Australia e Canada dove si coltivano i grani migliori, multiproteici, che garantiscono un sapore migliore e una maggiore resistenza alla cottura".
