Roma, 13 ott. (Adnkronos) - Per cedere la maggioranza di Alitalia "l'unica possibilità" è Air France. Compagnie extra europee, come Ethiad e Emirates, "possono assumere solo una quota di minoranza, con l'uscita della compagnia francese". E' lo scenario che prospetta con l'Adnkronos Andrea Boitani, professore di Economia politica alla Cattolica di Milano. Se i soci italiani vogliono cedere la maggioranza azionaria, l'unica possibilità è Air France. Eithiad o Emirates, infatti, perderebbero lo status di compagnia comunitaria e non potrebbero volare liberamente in Europa. Possono avere interesse a entrare nel capitale e avere il controllo con soci di capitale che mantengano l'italianità compagnia", spiega all'Adnkronos, convinto che "una soluzione extra comunitaria può esistere solo se i soci italiani sono disposti tenere la maggioranza". Non solo. In questo caso, secondo Boitani, Air France dovrebbe uscire. "Tenderei a escludere che la compagnia francese sia disponibile a condividere Alitalia con Eithiad". Air France, osserva ancora, "è abituata a gestire compagnie, prende il controllo e poi gestisce". A questo punto, se vuole farlo in Alitalia, "sottoscrive l'aumento di capitale e detta le condizioni per l'uscita dei soci italiani". Altrimenti, può sempre decidere di "costringere Alitalia al fallimento" e poi intervenire praticamente a costo zero. A pesare su ogni valutazione è l'andamento del settore del trasporto aereo, in Europa e nel mondo. "Una compagnia stand alone non può esistere nell'Europa di oggi", spiega Boitani, evidenziando che la difesa dell'italianità nel caso di Alitalia diventa addirittura "ridicola": "non è che è stato ferito l'orgoglio spagnolo perché Iberia si è fusa in British Airways", ricorda. L'economista, a sostegno della sua tesi, cita "un autorevole paper, circolato soprattutto fuori dall'Italia, in cui si parla della necessità della fusione tra Air France e Lufthansa: si sostiene che l'eccesso di capacità è tale che probabilmente sarà necessaria una superfusione". Ecco, "la dimensione reale dei problemi è quella". In questo quadro, secondo Boitani, l'analisi delle vicende di questa ultima settimana vanno lette facendo un po' di chiarezza. Innanzitutto, dicendo che "con Poste non c'è alcuna prospettiva industriale. Non perché non ci possano essere sinergie tra una compagnia aerea e una postale, ma perché Poste non è un grande operatore logistico" ma ormai "sostanzialmente una banca". Il coinvolgimento del gruppo guidato da Massimo Sarmi, spiega, "è stata l'unica soluzione trovata in alternativa alla assurda fusione ipotizzata con Fs, inaccettabile da un punto di vista Antitrust e anche sotto il profilo del business". Va anche evidenziato, insiste Boitani, che Alitalia "non è una faccenda del governo. E' un'azienda privata e l'unico interesse pubblico è quello di garantire voli verso Paesi in cui non è possibile volare liberamente, come la Cina". In un contesto di liberalizzazione dei cieli, "se i voli che fa Alitalia sono profittevoli li fa qualunque altra compagnia, se non lo sono non li deve fare neanche Alitalia". A maggior ragione, perché "l'Italia è diventato un Paese periferico dell'Europa e non c'è certo da stupirsi che i voli diretti siano in diminuzione".