Giovani industriali: "Italia sembra morto che cammina"
Napoli, 18 ott. (Adnkronos) - Sono "anni difficili dove molte certezze vengono meno" e "alcuni, anche dall'estero, vedono l'Italia come un 'morto che cammina'" ma "nonostante tutto non crediamo ad una catastrofe ineluttabile, perché molto del destino è nelle nostre mani". E' il presidente dei giovani di Confindustria, Jacopo Morelli, a sollecitare così l'impegno di ognuno "per costruire" la ripresa del Paese, aprendo il XXVIII Congresso di Capri per Napoli 'Diamoci un taglio'.
"Ci aspettavamo una legge di stabilità coraggiosa e di rottura, che segnasse la fine del rigore depressivo e l'avvio di investimento per la ricerca. Non è stato così" sottolinea.
Con "un debito record al 132% del Pil, 90mila imprese manifatturiere in meno in 5 anni, larga parte della classe politica che agisce con atteggiamenti schizoidi: un giorno sembra di saggezza, l'altro di ordinaria follia"; per questo "dobbiamo, unendo le forze migliori, squarciare questa atmosfera cupa e dare un taglio alle peggiori eredità del passato", dice Morelli, parlando alla platea riunita alla Stazione Marittima di Napoli.
"Ci sono due Italie che coesistono. Quella di chi vuole cambiare il presente e quella di chi vuole soltanto usarlo. Di chi si arrende e di chi resiste. Di chi abbandona e di chi decide di restare e di costruire domani" dice ancora Morelli. "Dobbiamo scegliere quale Italia essere, ma dobbiamo farlo adesso" incalza.
"Se il Governo annuncia come un trionfo quello di essere riuscito a sventare l'aumento delle tasse, significa che è sordo alla voce del Paese reale". Il Governo è sordo perché, dice, "le tasse dovevano calare non di uno 0,7% in tre anni, ma di diversi punti e strutturalmente".
"Lo ricordiamo ancora: il total tax rate sulle aziende in Italia è al 68,7%, in Germania al 46,8%, negli Stati Uniti al 46,7%" aggiunge. "Basta ipocrisie: questa tassazione uccide le imprese. Il prelievo fiscale sugli stipendi supera la metà della retribuzione lorda" è l'appello di Morelli, che dice "basta" anche alle "finzioni". "Nove milioni e mezzo di italiani - sottolinea - sopravvivono con una spesa inferiore alla soglia di povertà relativa. E' un dovere dare, attraverso atti concreti, speranza".
"E' una vergogna rimanere inerti", incalza. "La politica fiscale è parte di quella economica: in Italia, purtroppo, continuiamo ad averne una che, anzichè il lavoro, favorisce la rendita": è il 'j'accuse' di Morelli, convinto che "fino a quando quest'ultima continuerà ad essere più tutelata e meno tassata, possiamo anche cancellare il primo articolo della Costituzione".
E per quanto riguarda la riforma della giustizia "è politica industriale" perché "la semplificazione delle norme significa creare occasioni di sviluppo".
"Per accrescere l'economia reale - aggiunge Morelli - serve una politica industriale che agisca sui nodi che ci hanno fatto perdere competitività: dal carico fiscale a quelli più intangibili, come l'incertezza del diritto e dei tempi amministrativi". Morelli si è rivolto quindi "alle persone capaci e preparate che siedono nel Governo e in Parlamento": "Abbiamo bisogno di atti coraggiosi, non delle solite menti servili che, unendo opportunismo e ignoranza, ingrossano le fila della classe dirigente".
