Roma, 19 ott. - (Adnkronos/Ign) - ''Viviamo una congiuntura economica molto difficile, che sta imponendo gravi sacrifici a gran parte delle famiglie italiane''. Così a Bari il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. Una crisi che ''è il risultato di un forte e diffuso indebolimento della capacità del nostro paese di crescere e competere''. Per Visco, ''occorre un salto di qualità del settore produttivo: abbiamo bisogno di imprese più grandi, più tecnologiche, più internazionalizzate; la politica deve agire per creare le condizioni favorevoli all'attività d'impresa e alla riallocazione dei fattori produttivi verso le attività in espansione''. In questi anni, aggiunge, ''non è mancata la spinta riformatrice, ma si è sviluppata in modo non sempre organico; in molti casi il processo di attuazione stenta a completarsi e le amministrazioni tardano a modificare i loro comportamenti''. Nel 2013, rileva Visco, ''la produzione di elettrodomestici, un tradizionale punto di forza dell'industria italiana, sarà inferiore a quella del 2006 di oltre la metà''. La crescente e rapida integrazione dei mercati mondiali, l'emergere prepotente di nuovi attori nell'economia globale, sottolinea il Governatore della Banca d'Italia, ''ci hanno trovati impreparati ad affrontare una nuova situazione, altamente competitiva. La nostra specializzazione in produzioni tradizionali ci ha fatto sentire prima e più dei nostri maggiori partner la pressione concorrenziale di quelli che un tempo definivamo paesi emergenti''. Nella storia umana, sottolinea ancora Visco, ''l'innovazione tecnologica si è spesso associata, nel breve periodo, alla distruzione di posti di lavoro; ma la nuova ricchezza prodotta è stata finora un potente stimolo a una crescita della domanda di nuovi beni e servizi, allo sviluppo di nuove occupazioni''. Oggi, tuttavia, rileva Visco citando Eril Brynjolfsson e Andrew McAfee nel volume 'Race Against The Machine', '''i computer stanno rapidamente invadendo aree un tempo riservate agli umani', e il ritmo con cui ciò avviene e' destinato ad accelerare. Se Brynjolfsson e McAfee hanno ragione, la rivoluzione digitale avrà pesanti ripercussioni sull'occupazione nel futuro anche prossimo''. La rapidità e l'imprevedibilità di questi cambiamenti, aggiunge Visco, ''ai quali si aggiunge quello lento ma non meno importante del progressivo invecchiamento della popolazione, impongono di accrescere la velocità di risposta dell'economia, un problema che riguarda l'intero paese, le sue istituzioni e il suo sistema produttivo, non solo il 'capitale umano' e l'adattabilità della sua forza lavoro. Si è fortemente ridotta la nostra capacità di immaginare quali saranno i beni e i servizi richiesti di qui a qualche anno tanto è rapido il processo di innovazione tecnologica. Altrettanto difficile è prevedere le nuove professionalità necessarie a produrli. Vi sono pochi dubbi però che un ritardo nell'adozione delle nuove tecnologie sarebbe esiziale per la capacità competitiva e di crescita di lungo periodo del nostro paese''.