Roma, 6 nov. (Adnkronos/Ign) - Il Pdl ha ottenuto nel giro di 24 ore il chiarimento richiesto, nel Consiglio di presidenza appositamente convocato, insieme agli alleati Lega e Gal. Tutti hanno avuto il tempo necessario per esprimere le loro posizioni. Ma alla fine il presidente del Senato Pietro Grasso ha ritenuto che non vi fossero i presupposti per invalidare, a causa dei post di alcuni suoi componenti nel corso dei lavori, la Giunta delle elezioni del 4 ottobre sulla decadenza di Silvio Berlusconi. E, secondo quanto si apprende da fonti della presidenza di palazzo Madama, per lui la questione "si è chiusa qui". Insomma, non c'è alcun numero legale che possa essere considerato rilevante per il semplice motivo che non era prevista alcuna votazione. Di "vulnus alla democrazia" da parte di un presidente del Senato che "non è imparziale" hanno parlato Elisabetta Alberti Casellati e Alessandra Mussolini (Pdl), che con Lega e Gal hanno fatto mancare il numero legale nel Consiglio di presidenza. "Per noi la riunione non è finita. E' solo sospesa", dicono le senatrici. Grasso, secondo la loro ricostruzione, avrebbe dichiarato di non aver rilevato irregolarità nel comportamento dei senatori come Vito Crimi e altri, ma nello stesso tempo avrebbe evocato la possibilità di sanzioni: "Come stanno insieme queste due cose non lo" lamenta Mussolini. Quando Grasso stava per chiudere la discussione, è scattata la protesta del centrodestra. L'obiettivo era chiaro, per quanto difficile: ottenere l'annullamento della seduta della Giunta del 4 ottobre, quindi quella della Giunta del Regolamento che ha deciso in favore del voto palese e, di conseguenza, ricominciare tutto daccapo.