Roma, 29 nov. (Adnkronos) - L'evoluzione del quadro congiunturale nel corso del 2013 mostra "un ulteriore ampliamento del divario fra Centro, Nord e Mezzogiorno, già evidenziatosi nel 2011-12". E' quanto emerge dal rapporto di Bankitalia 'L'economia delle regioni italiane - Dinamiche recenti e aspetti strutturali'. Il dato, spiegano gli economisti di Via Nazionale, "è legato alle caratteristiche strutturali del Mezzogiorno". Infatti, in quest'area "la componente estera della domanda, che in questa fase congiunturale sta fornendo un contributo positivo alla crescita, ha un peso e un dinamismo minore". E ancora, nel meridione, "la presenza di imprese innovative e ad alta produttività è relativamente inferiore". La peggiore performance del Mezzogiorno nel 2013 emerge anche dall'andamento degli indicatori qualitativi, i cui "timidi segnali di assestamento nel corso dell'estate riguardano le solo imprese industriali delle regioni del Centro-Nord". Meno significativo è stato invece il miglioramento nelle valutazioni delle imprese dei servizi. L'interscambio di servizi alle imprese è concentrato geograficamente nel Nord-Ovest e nel Centro ed è riconducibile, per quasi il 40% del totale, alle importazioni e esportazioni delle imprese industriali. Soltanto nel Nord-Ovest, tuttavia, assume dimensioni rilevanti rispetto al Pil, per quanto modeste rispetto all'interscambio di beni. Il saldo commerciale nei servizi alle imprese è negativo in tutte le macroaree. Marcate sono le differenze nell'attività innovativa fra il Centro-Nord e il Mezzogiorno. Le imprese italiane hanno un generalizzato ritardo rispetto ai principali Paesi europei, più ampio nelle regioni meridionali e più significativo se misurato rispetto agli indicatori di spesa in ricerca e sviluppo. Anche le regioni del Nord, pur collocandosi in Europa fra quelle a maggiore innovazione, si caratterizzano per un livello di spesa tra i più contenuti. Il Centro e il Mezzogiorno si collocano invece rispettivamente fra le regioni a media e a bassa innovazione, con livelli di spesa contenuti rispetto alle regioni di confronto. È inoltre proseguito in tutte le macroaree il calo dei prestiti alle aziende, riconducibile sia alla domanda, debole in tutte le aree del Paese e in particolare al Centro-Sud, sia alle condizioni di offerta. Stagnanti quelli alle famiglie al Centro-Nord, flessione significativa al Sud. La qualità del credito alle imprese è peggiorata nel primo semestre dell'anno: peggioramento evidenziato anche dall'andamento delle crisi aziendali, divenute più frequenti nel corso della crisi. I fallimenti d'impresa sono aumentati rapidamente tra il 2008 e il 2012 in tutte le aree del Paese. Ovunque le imprese fallite mostravano una situazione economica e finanziaria più tesa che nel resto delle imprese già nel periodo pre-crisi (2004-2007). I prestiti bancari alle famiglie consumatrici sono risultati pressoché stagnanti nel Centro-Nord, a fronte di una flessione significativa nel Mezzogiorno. Sulla debolezza dei prestiti alle famiglie hanno inciso principalmente fattori di domanda. Si è attenuata, al Centro-Nord, la flessione dell'occupazione. E' rimasta invece intensa nel Mezzogiorno, dove anche più ampio è stato l'incremento del tasso di disoccupazione, nonostante il maggior calo dell'offerta di lavoro.