Letta: "Uniti non ci batte nessuno"
Milano, 15 dic. (Adnkronos/Ign) - "Dopo 8 mesi, siamo qui in una condizione in cui nostro il nostro partito è il baricentro, il pilastro della democrazia italiana''. Così il premier Enrico Letta (in tenuta informale con camicia, maglione blu, pantaloni sportivi verde militare e sneakers ai piedi) parla all'assemblea del Pd a Milano.
Parlando dei forconi, Letta dice: "A chi liscia il pelo" alle proteste di questi giorni "ricordo chi sono i capi, gente che sta da un'altra parte rispetto ai valori che noi stiamo cercando di rendere forti in Italia, perché la battaglia all'antisemitismo è una delle più grosse da fare per andare avanti e che con Casa Pound noi non abbiamo niente a che fare".
"Da oggi dobbiamo lavorare, io e Matteo, perché si tolgano i retroscena su noi due. E' inutile che li scriviate, non ci saranno. Tutto avverrà in modo trasparente, qui e in futuro, perché dall'unità del partito dipende l'uscita dell'Italia dalla crisi. Uniti non ci batte nessuno".
A sua volta Guglielmo Epifani salendo sul palco lancia un appello: "Il Pd deve professare un grande bisogno di lealtà reciproca e il rispetto del pluralismo interno". L'ex leader della Cgil chiama alla responsabilità tutti i democratici, evidenziando che il cambiamento e le riforme "o le facciamo noi, o non vedo nessuno in grado di farlo nel Paese".
Prima che tutto abbia avuto inizio con le note dell'Inno di Mameli al centro congressi della Fiera di Milano, prima l'uno poi l'altro, lo stato maggiore del Pd ha fatto il suo ingresso. Epifani soffermandosi con i giornalisti aveva detto sollecitato da chi gli chiedeva del rapporto Renzi-Letta: "Un pò di competizione nelle democrazie fa bene" ma "penso che noi sapremo restare uniti". Renzi "ha avuto un mandato politico fortissimo, è un uomo di un'altra generazione per cui è chiaro - ha spiegato Epifani - che siamo di fronte ad una svolta generazionale, ma non penso ci sia una svolta nei valori".
Tra i primi ad arrivare all'assemblea Gianni Cuperlo, che ha assicurato: "Se dovessi prendere atto" che la carica di presidente del partito "non è compatibile" con le idee e il progetto politico portato avanti fin qui, "non avrei mezzo secondo di dubbio a lasciare questo ruolo". Ora, ha esortato, "dobbiamo entrare tutti insieme in una nuova fase e provare a toglierci le casacche indossate fin qui, per capire se siamo in grado di indossarne una nuova. Noi abbiamo perso, ma sono profondamente convinto che abbiamo seminato del buono e del giusto". Dobbiamo essere "disponibili a stare in campo in modo unitario" difendendo le istituzioni.
Sull'elezione di Cuperlo alla presidenza, Pippo Civati ha affermato: "Ci asterremo in modo simpatico". E ha spiegato: "Non sono critico. Credo che il presidente debba essere riconosciuto da tutti e non debba essere uno dei candidati. Non faccio una guerra su cose secondarie". A chi gli domandava se l'elezione di Renzi alla segreteria rappresenta una svolta, Civati ha risposto: "può andare bene o male, dipende dal segretario". Questo Paese, ha evidenziato, "ha bisogno di una svolta radicale. Va bene l'accelerazione sull'abolizione ai finanziamenti ai partiti, ma il problema è la moralizzazione del Paese. Non servono interventi vistosi per nascondere i problemi veri". E sul rapporto Letta-Renzi prima una battuta: "spero non sia una gara a chi fa un tweet più presto". Poi ha assicurato: "Renzi e Letta sono più vicini di quanto non si pensi".
