Cgia: aggravio fiscale per 95% imprese Csc: in Italia record per numero pagamenti
Roma, 4 gen. (Adnkronos/Ign) - Per le microimprese, fino a 10 addetti, si è appena concluso un anno caratterizzato dall'ennesimo aumento delle tasse con un aggravio che rispetto al 2012 è andato dai 270 ai 1.000 euro. Lo scrive la Cgia di Mestre in un'analisi in cui segnala come questi importi - "non particolarmente pesanti" - si sono aggiunti a un carico fiscale complessivo che per le attività di questa dimensione si attesta attorno a una media tra il 53 e il 63%, "livello che in passato non era mai stato raggiunto".
Si tratta peraltro di un settore vitale del nostro tessuto produttivo visto che - come ricorda la Cgia - le aziende con meno di 10 addetti, con esclusione dei lavoratori del pubblico impiego, danno lavoro al 47,2% degli addetti e producono il 31,4% del Pil e il 7% dell'export nazionale. Tra il 2001 e il 2011 hanno creato il 56,7% dei nuovi posti di lavoro.
''Se nel 2013 una parte delle famiglie italiane ha beneficiato di un lieve calo della tassazione - ricorda il segretario Giuseppe Bortolussi - per le piccolissime imprese le cose sono andate diversamente. L'inasprimento fiscale ha interessato tutte le aziende con meno di 10 addetti che, ricordo, costituiscono il 95% delle imprese presenti nel nostro Paese''.
A questi dati fanno eco quelli del Centro Studi di Confindustria. In una nota Viale dell'Astronomia sottolinea che il numero dei pagamenti che un'impresa-tipo in Italia deve effettuare in un anno per assolvere agli obblighi fiscali e contributivi è pari a 15, il più elevato tra i principali Paesi avanzati. Il Centro Studi ricorda inoltre che "per preparare i documenti necessari ed eseguire materialmente i pagamenti delle imposte sul reddito d'impresa, dei contributi sociali e dell'IVA occorrono 269 ore l'anno", più del doppio del tempo richiesto nel Regno Unito (110), in Francia (132) e inferiore solo a quello necessario in Giappone (330) e Portogallo (275).
"In Italia - aggiunge il Csc - non sono soltanto l'evasione e l'alta tassazione a frenare la competitività" ma "queste si associano a un'accentuata incertezza normativa che rende difficile assolvere gli obblighi fiscali e contributivi". La complessità normativa, ricorda ancora Confindustria, è riconducibile all'eccessivo numero di regole che spesso sono confuse e contraddittorie. "Inoltre, le norme vengono cambiate frequentemente e spesso applicate retroattivamente" e ciò, si evidenzia, "rende particolarmente onerosi gli adempimenti.
Perciò, è la conclusione del Centro Studi, "occorre intervenire urgentemente per semplificare la normativa e alleggerire il carico di adempimenti, che si aggiunge a quello della pressione fiscale nel penalizzare la competitività delle imprese che operano in Italia".
