Roma, 15 gen. - (Adnkronos/Ign) - Per i lavoratori italiani si accentua il rischio di passare dalla cassa integrazione alla disoccupazione. E in bilico attualmente la Cisl stima un mini esercito di oltre 200 mila lavoratori in cigs o in cassa in deroga. E' l'Osservatorio Industria della Cisl a rielaborare cosi' i dati Inps. La stima tiene conto del tiraggio verificatosi nel 2012 ed esclude le persone collocate in cassa integrazione ordinaria, considerando quindi i soli lavoratori equivalenti coinvolti in cassa straordinaria e in deroga che possono più facilmente preludere ad una perdita del posto di lavoro. "I lavoratori equivalenti a rischio di perdita del lavoro sono 208.283, un numero in calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ma ancora pericolosamente alto. In concreto il numero è più elevato, considerando che una parte dei lavoratori in cig ha un contratto part-time e che la cassa integrazione non sempre è a zero ore", si legge ancora nel Dossier del sindacato. Un passaggio "preoccupante", quello dalla cig alla disoccupazione attestato anche dal fatto che "complessivamente nei primi 11 mesi del 2013 si registra un aumento del 32,5% delle domande di disoccupazione, Aspi, mobilità presentate nello stesso periodo del 2012". La cassa integrazione nel 2013 inoltre "ha nuovamente superato il miliardo di ore autorizzate, viaggiando a ritmi di circa 90 milioni di ore mensili, senza alcun accenno ad un'inversione di tendenza". I dati sulle ore complessive autorizzate di Cassa integrazione nel 2013, distribuiti per regioni, mostrano una netta concentrazioni in Lombardia (23,4%), in Piemonte (12%) e in Veneto (10,1%). Sul fronte dell'occupazione il 2013 offre un "quadro desolante", sottolinea la Cisl: 522mila occupati in meno nel terzo trimestre dello scorso anno di cui 333 mila nel solo Mezzogiorno. Una "perdita di posti continua e ininterrotta" che procede "a ritmi sostenuti" e travolge anche quei contratti flessibili che sembravano non dover mai conoscere una crisi, i contratti a termine e le collaborazioni. E il calo di occupazione, dice il sindacato, "oramai non riguarda più il solo settore manifatturiero, ma si è allargato all'edilizia, che è il settore maggiormente colpito nell'ultimo anno ed al terziario, che aveva ben tenuto negli anni precedenti". Se l'economia non tira, dunque, neppure i contratti flessibili riusciranno a trainare l'occupazione, "se si esclude il part-time, utilizzato dalle aziende in chiave difensiva, soprattutto trasformando rapporti precedentemente a tempo pieno", si legge ancora nel Report che rivendica al lavoro un posto centrale nell'agenda del Governo e del dibattito politico. "Deve divenire il tema prioritario delle azioni concrete", dice ancora la Cisl che chiede contestualmente "l'attuazione della riforma degli ammortizzatori sociali avviata con la legge Fornero" con un finanziamento adeguato degli ammortizzatori in deroga, in attesa del decollo dei Fondi bilaterali di solidarietà "che vanno sostenuti, e collegate le politiche attive a quelle passive, associando azioni obbligatorie di formazione a ogni sussidio erogato". A questo va accompagnato un "sostegno al reddito che è fondamentale, ma non può essere sganciato da una tutela in forma di servizi alla riqualificazione e ricollocazione". La crisi morde ancora il tessuto industriale del Paese. Sono oltre 159 i tavoli di crisi aperti al Mise, molti dei quali per aziende storiche e settori strategici, dall'elettronica al tessile, dalla chimica all'elettrodomestico, fino all'automotive, che sono la dimostrazione di come in questi lunghi anni Italia sia mancata "una efficace politica industriale e come questa ancora manchi di un profilo teorico, informativo e soprattuto operativo". Una assenza "di cui si fa fatica a credere". E' l'Osservatorio Industria della Cisl a fotografare cosi' la situazione in cui versa il Paese. "Oggi l'industria è stretta fra processi di ristrutturazione, a cavallo fra il ridimensionamento e il miglioramento dei prodotti, fra la caduta della domanda interna e la ricerca di nuovi mercati esteri. L'elenco delle aziende in difficoltà manifesta, fra cui molte aziende storiche e settori strategici come la siderurgia, è tutt'altro che concluso", si legge nel Report. All'inizio del 2014, l'unità di crisi presso il Ministero dello Sviluppo Economico ha in carico un totale di 159 tavoli di confronto aperti per aziende in crisi, che coinvolgono circa 120.000 lavoratori. Il numero di esuberi ammonta in media al 15% dei lavoratori delle imprese, 18 delle quali (per 2.300 dipendenti) hanno dichiarato la cessazione di attività. Nel 2013 sono stati sottoscritti 62 accordi che hanno consentito di evitare oltre 12.000 riduzioni di organico, spiega ancora la Cisl che ricorda i tavoli aperti e tutt'ora in corso sulle pesanti ristrutturazioni in atto in Finmeccanica e in Fincantieri. La ristrutturazione del sistema produttivo, invece, andrebbe accompagnata per la Cisl, "da politiche mirate, fra le quali la spesa per infrastrutture, il sostegno alle ristrutturazioni, alla ricerca, all'innovazione ed ai processi d'internazionalizzazione ed export appaiono assolutamente prioritari". E questo perche' la crisi "non si affronta solo con strategie di difesa ed alzando barriere, ma con politiche attive del lavoro e la riqualificazione delle persone con difficoltà occupazionale e facendo leva sulla capacità di innovazione di cui un sistema evoluto e moderno è capace". E in questo scenario i provvedimenti a breve maggiormente efficaci sarebbero per la Cisl "un ampio credito di imposta per le imprese che investono e l'utilizzo ottomale delle risorse della nuova programmazione dei Fondi strutturali europei". Da varare anche un sostegno alle ristrutturazioni e alle aziende che, pure in crisi , mantengono prospettive valide, "concretizzando l'istituzione di un Fondo finanziario ad hoc e di una Cabina di regia interistituzionale, partecipata dalle parti sociali per la gestione delle crisi complesse". Non solo. Per il sindacato andrebbe avviata, contestualmente, "una politica mirata alla riduzione dei costi dell'energia e propositiva di modelli di intervento per i settori della green economy, quelli a tecnologia avanzata e per i distretti industriali".