Renzi: "Riforme o saremo spazzati via". Ma Letta difende il governo
Roma, 16 gen. (Adnkronos/Ign) - "O c'è la consapevolezza del dramma dell'urgenza o se si pensa che si possa continuare ad andare avanti come se niente fosse, saremo spazzati via". Lo dice Matteo Renzi alla Direzione del Pd su riforme e legge elettorale.
Poco dopo, commentando le parole del segretario del Pd, il premier Enrico Letta dice di essere "d'accordo con Renzi sulla necessità di un nuovo inizio dell'azione di governo. Mi sono impegnato in questa direzione e conto di arrivare a risultato positivo a breve. Ovviamente - sottolinea - ho un giudizio diverso sui nove mesi di lavoro, in uno dei tempi più complessi e travagliati della nostra storia recente, che questo governo ha dietro le spalle".
Per quanto riguarda l'esecutivo, il segretario Renzi sottolinea: "Chi oggi propone 'riunitevi attorno a un tavolo e fate un rimpastino' sta drammaticamente perdendo di vista il problema reale. Il nostro obiettivo non è sostituire due ministri renziani con due non renziani, ma creare un sistema istituzionale e politico che duri per i prossimi vent'anni, almeno".
"Se si fanno le cose non vedo ragioni per interrompere la legislatura - aggiunge - io sono stato l'unico a non aver mai posto un termine finale all'azione di governo: finché si fanno le cose si può andare avanti". L'esecutivo, precisa, "ha tutto il diritto di andare avanti, ma per andare avanti abbia la forza di raccontarci una visione, di coinvolgerci prima, di non inserire nei decreti tutto quello che ha in mente".
"La prospettiva personale che mi riguarda non è un giochino tutto interno agli intrighi di palazzo per andare il posto di Enrico" dice Renzi, che precisa: "Ho anticipato di due giorni la candidatura a sindaco" per togliere di mezzo questi argomenti. "Ho messo anche la revisione costituzionale" nel pacchetto riforme e per farla, si sa, "serve almeno un anno. Quindi: ma di che stiamo parlando?". E sottolinea: "Questo governo è il nostro governo ed è guidato da uno di noi".
Per il presidente Gianni Cuperlo, "sarebbe saggio valutare le ragioni non di un rimpasto, ma di una vera ripartenza con un nuovo governo presieduto da Letta, che recuperi un profilo di autorevolezza e prestigio e il Pd senta davvero suo".
Questione legge elettorale. Durante il proprio intervento, Renzi chiede di "rivederci lunedì sulla legge elettorale". E, prosegue, "chiederei al termine della discussione in commissione Affari costituzionli di riunire la Direzione perché voti" una proposta del Pd sulla legge. E' la Direzione che deve esprimersi, dice Renzi, "non è il segretario che chiede un mandato per fare come vuole lui".
"Non mi sento dire che la legge elettorale si fa nell'ambito della maggioranza punto e basta" dice Renzi. "Il punto centrale per noi è un sistema che consenta di governare e il sistema è il premio di maggioranza e non il doppio turno" aggiunge, spiegando che serve una legge che tolga "potere di veto ai partitini".
Intanto, proprio al segretario, è stato inviato un documento a seguito dell'incontro a Montecitorio tra Michele Nicoletti e Nicola Valiante, primi firmatari di due proposte di legge similari di riforma del sistema elettorale che raccolgono circa 50 adesioni tra i parlamentari del Pd.
Un fronte comune sul doppio turno per dare un contributo a trovare una sintesi in vista anche delle prossime scadenze parlamentari. "Abbiamo convenuto - sostengono i deputati - che non è più il momento di tatticismi, ma di dare un contributo serio e virtuoso alla buona opera del nostro segretario nella ricerca della quadratura su un fronte comune almeno nel nostro partito".
"Riteniamo - proseguono - che la soluzione di un modello proporzionale con premio di maggioranza al raggiungimento della soglia del 40% e eventuale turno di ballottaggio con l'espressione, inoltre, della preferenza diretta di genere da parte degli elettori possa costituire la base di partenza che possa trovare più adesione all'interno sia del partito che di tutto il Parlamento e rappresentare - concludono gli esponenti del pd - un modello che possa davvero garantire la governabilità e il doveroso riavvicinamento dei cittadini alle istituzioni democratiche".
