Renzi: "Dieci mesi di fallimenti" Letta: "D'accordo su nuovo inizio"
Roma, 16 gen. (Adnkronos/Ign) - Dieci mesi di "fallimenti" con risulta "scarsissimi". Oppure "uno dei tempi piu' complessi e travagliati della nostra storia recente che questo governo ha dietro le spalle". Due visioni opposte degli ultimi dieci mesi nel nostro Paese che Matteo Renzi e Enrico Letta hanno messo in campo in occasione della Direzione del Pd.
Il segretario, nella sua relazione, approvata con l'astensione dell'area Cuperlo, ha spiegato di non aver mai "posto un termine" al governo: "Se fa le cose può andare avanti". Ma poi non ha risparmiato critiche all'azione dell'esecutivo. Il premier, che non ha partecipato ai lavori della Direzione, ha replicato offrendo la sua visione opposta delle cose, difendendo il lavoro fatto e dicendosi comunque fiducioso sull'esito positivo della trattativa del segretario sulla legge elettorale.
Renzi è stato esplicito: "Noi ora ci giochiamo la faccia. In questi mesi abbiamo assistito a una serie di fallimenti, non abbiamo fatto la legge elettorale in 10 mesi, è saltata la revisione costituzionale via art. 138" e poi "abbondano ministri e scarseggiano i risultati. Siamo pieni di ministri delle Riforme, seminari interessantissimi, risultati zero o quasi. Ed è un incoraggiamento".
Per il segretario, "o c'e' la consapevolezza del dramma dell'urgenza o se si pensa che si possa continuare ad andare avanti come se niente fosse, saremo spazzati via". Il sindaco di Firenze ha anche manifestato tutti i suoi dubbi sull'eventuale rimpasto: "Il governo ha tutto il diritto di andare avanti, ma per andare avanti abbia la forza di raccontarci una visione, di coinvolgerci prima, di non inserire nei decreti tutto quello che ha in mente".
Renzi ha quindi sollecitato il premier: "Il governo non ci chieda di fare un rimpastino dove al posto di uno di loro mettiamo uno di noi, perche' se la vogliamo giocare cosi' un governo che si basa all'80% sul Pd e che ha tutta la prima linea di ministri non del Pd nella logica della prima Repubblica sarebbe da rimpastare 'ab ovo'. Di questo si occupa il presidente del Consiglio, sara' il presidente del Consiglio a dire se la sua squadra ha fatto bene o male. A lui la scelta, ma sulle singole iniziative noi ci facciamo sentire".
Un tema, quello del rimpasto, toccato anche dal presidente del partito Gianni Cuperlo nel suo intervento: "Sarebbe saggio valutare le ragioni non di un rimpasto, ma di una vera ripartenza, con un nuovo governo presieduto da Letta, che recuperi un profilo di autorevolezza e prestigio e il Pd senta davvero suo".
E la replica di Letta è arrivata in serata, a lavori della Direzione ancora in corso: "Sono d'accordo con Renzi sulla necessita' di un nuovo inizio dell'azione di governo. Mi sono impegnato in questa direzione e conto di arrivare a risultato positivo a breve. Ovviamente ho un giudizio diverso sui nove mesi di lavoro,in uno dei tempi piu' complessi e travagliati della nostra storia recente, che questo governo ha dietro le spalle".
Il premier ha poi aggiunto: "Sono fiducioso in un risultato positivo dell'iniziativa opportuna e coraggiosa che Renzi ha assunto sulla legge elettorale". E quello della legge elettorale è stato l'altro tema dominante nella segreteria. Renzi ha chiesto una nuova riunione lunedì quando, al termine del giro di consultazioni che il segretario sta conducendo sarà necessario prendere una decisione. Sino ad allora Renzi ha chiesto alla Direzione un "mandato" per una legge che sia rispettosa delle indicazioni delle primarie escludendo, ha poi chiarito, i veti dei piccolo partiti.
Su questo il 'rottamatore' è stato esplicito: "E' da respingere il ricatto di chi dice 'si' sulla legge elettorale se si va a votare a maggio". Renzi ha ribadito la sua intenzione di dialogare con tutti ("non mi sento dire che la legge elettorale si fa nell'ambito della maggioranza punto e basta") e ha rintuzzato le polemiche interne sulla trattativa con Berlusconi, con il quale si continua a parlare di un possibile incontro sabato: "Una polemica surreale, ed è stravagante che venga da chi ha fatto un governo insieme a Berlusconi. Io non ho visto un ministro dimettersi dopo la sentenza su Berlusconi, li ho visti dimettersi per un 'chi' ma non per questo".
