Roma, 11 mar. (Adnkronos) - La diplomazia italiana a Kiev continua a lavorare per scongiurare l'opzione militare nella crisi tra Ucraina e Russia, nella convinzione che ci sia ancora lo spazio per una soluzione pacifica basata sul dialogo. E nella speranza che siano evitati provocazioni e incidenti che possano far precipitare la situazione da un momento all'altro. "Il lavoro che la diplomazia italiana e internazionale stanno facendo - dice all'Adnkronos il nostro ambasciatore a Kiev, Fabrizio Romano - è quello di impegnarsi per arrivare a una soluzione politica, scongiurando qualsiasi opzione di tipo militare". "Il primo obiettivo che deve raggiungere la diplomazia, come dice il ministro degli Esteri Federica Mogherini - insiste Romano, che, nel corso della sua carriera, è stato a Mosca e poi a Tblisi come ambasciatore - è una de-escalation della tensione, non solo nei fatti, ma anche a livello di dichiarazioni, di linguaggio" utilizzato dai protagonisti della vicenda, "per sventare scenari preoccupanti e per individuare una strategia di uscita che scongiuri appunto l'opzione militare". Per raggiungere questo obiettivo vanno "rafforzate tutte le possibilità di dialogo" tra Russia e Ucraina e tra Russia e Occidente, a livello multilaterale e anche bilaterale, "ogni singolo Paese può dire la sua per dare il proprio contributo alla soluzione della crisi". In questo contesto, l'ambasciatore ha rivendicato il ruolo svolto dall'Italia che, "in più occasioni e da ultimo nei giorni scorsi, a margine della conferenza internazionale sulla Libia a Roma, ha proposto alcune iniziative di dialogo per una soluzione politica della crisi, a cominciare dall'ipotesi della costituzione di un Gruppo di contatto, foro in cui Russia e Ucraina possano discutere della crisi". Da parte russa, si è reagito a quelle proposte con "un atteggiamento di riflessione che non sappiamo se debba essere inteso come un rifiuto di questa opportunità", osserva Romano, sottolineando come continuino ad "alternarsi segnali positivi e meno positivi". Tra i primi, la disponibilità di Kiev ad ""un allargamento dei diritti e delle prerogative delle varie regioni anche a protezione delle minoranze". Se a questo si aggiungesse il sì di Mosca al Gruppo di contatto, "avremmo sicuramente fatto dei passi avanti". "Dobbiamo continuare a lavorare", esorta l'ambasciatore, mentre mancano cinque giorni al referendum in Crimea sull'annessione alla Russia. Un punto di non ritorno? Romano non vuole prefigurare scenari: ribadita la posizione dell'Italia, che considera "illegittima" la consultazione, osserva come "manchino ancora diversi giorni al voto". "Questa crisi ci ha abituato a pensare sulla base dello sviluppo dei fatti e non a ipotecare scenari, ritengo che ci sia spazio per un lavoro diplomatico e per arrivare ad una de-escalation che porti al ristabilimento della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina", chiosa l'ambasciatore. Sempre che "non si verifichino eventi o incidenti imprevedibili".