Rho (Milano), 18 mar. - (Adnkronos) - Deluso per il rinvio a settembre dello sblocco dei crediti della Pubblica amministrazione, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi durante l'inaugurazione della mostra-convegno Expoconfort a Rho-Pero di ritorno da Berlino smorza gli entusiasmi anche sulla posizione tedesca: "Merkel si è mostrata molto austera e asciutta nei nostri confronti e non ho avuto la sensazione che ci sia da parte sua meno rigore". Quindi il leader degli industriali boccia l'ipotesi del governo Renzi di un taglio sull'Istituto del commercio estero, definendo l'ipostesi "raggelante". PAGAMENTI P.A. - "A San Matteo, cioè il 21 settembre, avrei preferito San Giorgio cioè il 23 aprile, per sbloccare il pagamento dei crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione", dice Squinzi mostrando qualche delusione per quanto affermato dal premier Renzi che ospite di 'Porta a porta' ha indicato per il 21 settembre, giorno di San Matteo, la data per lo sblocco dei crediti. "Sono deluso - ha detto Squinzi - perché era stato promesso un intervento entro 30 giorni poi il premier ha modificato la data al 21 settembre. Pensavo che il santo ideale non fosse San Matteo ma San Giorgio non tanto per me quanto per rispetto del presidente della Repubblica. Si tratta di immettere in circolazione liquidità che farebbe ripartire i consumi e che serve per combattere il drago della disoccupazione. In alternativa a San Giorgio, - ha proseguito Squinzi - mi potrebbero andare bene anche i Santi Pietro e Paolo, vale a dire fine giugno". ITALIA-GERMANIA - Quanto al rapporto italiano con la Germania, Squinzi riferendo dell'incontro alla cena di lunedì con il primo ministro tedesco, smorza gli entusiasmi. "La Cancelliera Angela Merkel anche ieri si è mostrata molto austera e asciutta nei nostri confronti e non ho avuto la sensazione che ci sia da parte sua meno rigore". Durante la serata "il colloquio è stato molto franco e si sono dette cose importanti sia da parte nostra che da parte dei colleghi tedeschi ma non ho avuto la sensazione che da parte loro ci sia meno rigore nei nostri confronti. I rapporti con la Confindustria tedesca sono datati, almeno una volta all'anno ci incontriamo a Bolzano per parlare dei problemi che toccano soprattutto il settore manifatturiero". "C'è larga condivisione di intenti - sottolinea Squinzi - e anche ieri abbiamo consegnato ai ministi tedeschi un documento in cui mettiamo in forte evidenza i punti che riguardano il nostro settore. I problemi che stiamo fronteggiando sono gli stessi che hanno anche i tedeschi ma noi -ha concluso Squinzi- abbiamo il problema di ritrovare la crescita, una crescita che ci manca". SPENDING REVIEW - Quindi, proprio pensando alla crescita, Squinzi punta il dito contro ipotesi di spending review che possano riguardare l'Istituto per il commercio estero. "Ho sentito con terrore le voci di un possibile taglio dell'Ice e questa è per me un'ipotesi raggelante". Secondo il numero uno di Confindustria "occorre anzi investire di più, potenziandola". D'accordo con il presidente di Confindustria si è detto anche il viceministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che ha ricordato come in passato l'Istituto del commercio estero sia già stato una volta chiuso per poi essere riaperto nel 2012. "Abbiamo anche raddoppiato la dotazione portandola a 60 milioni di euro dei quali 22 fermi dal '93. L'Ice -ha aggiunto- deve diventare un istituto 'customer driver' perché abbiamo rinunciato al turismo e non possiamo rinunciare anche all'export altrimenti non ci resta che andare a giocare a racchettoni sulla spiaggia". Secondo Calenda quindi l'ipotesi di un taglio dell'Ice "e' scellerata, un'ipotesi di scuola mentre invece l'Istituto va potenziato certo monitorato per vedere le cose che vanno e quelle che non vanno". UCRAINA - Il vertice degli industriali si sofferma poi sulle tensioni tra la Crimea e l'Ucraina definendolo "non positivo". In modo particolare, spiega Squinzi "non è positivo l'aumento della tensione con la Russia e con i Paesi che dipendono da essa perché non dimentichiamo che c'è un forte interscambio tra Europa, Italia e blocco russo e sicuramente -ha concluso- in Italia ci sono tante aziende che hanno investito in quell'area".