All'Inpdap compensi esentasse: indagine della corte dei Conti
Roma 5 apr. - (Adnkronos) - Gli emolumenti corrisposti dall'Inpdap a geometri, ingegneri e architetti per le perizie tecnico-estimative legate alla concessione di mutui ipotecari agli iscritti dell'istituto di previdenza dei lavoratori della Pa non venivano sottoposti al pagamento delle imposte e dei contributi previdenziali. Una sorta di 'autotruffa' fatta in casa che sarebbe stata decisa dai vertici dell'Inpdap e avallata dal collegio sindacale.
A scoprire l'allegro sistema di pagamento, per un importo complessivo di circa 1,5 milioni a favore di oltre 30 professionisti, una indagine interna dell'Inps nel corso dell'integrazione dei due istituti. Sulla vicenda, a quanto apprende l'Adnkronos, sta indagando la procura del Lazio della Corte dei Conti per accertare eventuali danni erariali causati dalle scelte dei vertici dell'Inpdap.
Ma andiamo per ordine. Nel marzo del 2010 il commissario dell'Inpdap vara il nuovo regolamento per la concessione dei mutui ipotecari agli iscritti all'istituto. L'articolo 14 del regolamento, nel disciplinare le modalità di effettuazione delle perizie tecniche estimative degli immobili, stabilisce anche i criteri di remunerazione dei tecnici, dipendenti dell'Inpdap, che effettuano le perizie. Al di là dell'importo che, viene fissato in 300 euro a perizia, l'aspetto più interessante del regolamento è la previsione che tale compenso deve essere considerato ''di natura risarcitoria''.
Una formulazione 'tecnico-burocratica' che assimila l'emolumento per la prestazione ad un risarcimento, facendo diventare lo stesso esente da imposte e contributi. Nell'ordinamento, infatti, l'importo che viene riconosciuto a fronte di un danno subito gode dell'esenzione in quanto ha natura risarcitoria. Ma, come osserva la relazione dell'Inps inviata alla procura della Corte dei Conti, l'erogazione di tali emolumenti come risarcimento ''appare non conforme alla normativa vigente sia sotto il profilo di legittimità che sotto il profilo fiscale''.
In pratica, l'Inpdap (ex) ha alle proprie dipendenze, con regolare contratto un gruppo di professionisti (geometri, architetti e ingegneri) ai quali versa regolarmente lo stipendio e che ha tra le mansioni anche quelle di svolgere perizie estimative. Però quando tale personale effettua il lavoro per cui è stato assunto ed è pagato riceve un ulteriore compenso a pratica espletata (300 euro) al di fuori di ogni norma, come evidenzia la relazione Inps. Il regolamento per i mutui, si legge, ''appare non conforme alla normativa vigente, nel punto in cui prevede la corresponsione di un onorario professionale ai tecnici dell'istituto incaricati della perizia''.
Si tratta di una attività, quella delle perizie estimative, che va ''ricondotta nell'alveo del rapporto di lavoro''. Anche perchè, spiega la relazione Inps, ''la normativa contrattuale e di legge vigente dispone che tutti i trattamenti economici del personale devono essere sostenuti a carico del fondo trattamenti accessori e non possono, pertanto, sussistere erogazioni fuori fondo''. Da ultimo ''secondo il principio dell'omnicomprensività della retribuzione il dipendente della Pa non può ricevere retribuzione aggiuntiva se la stessa si riferisce a prestazioni rientranti nelle competenze dell'ufficio ricoperto''.
Quanto al trattamento fiscale adottato, la relazione osserva che la qualificazione risarcitoria del compenso ''non ha fondamento'' in quanto i tecnici Inpdap non hanno subito alcun danno. Perciò la corresponsione dei 300 euro per perizia ''va qualificata come un compenso corrisposto al dipendente''. Tali compensi ''se dovuti, debbono pertanto essere assoggettati all'ordinaria contribuzione previdenziale''.
La relazione critica poi il comportamento del collegio dei sindaci dell'Inpdap che ''nè in sede di approvazione delle delibere nè in sede di attuazione delle medesime'' ha mosso rilievi alla condotta dei vertici dell'istituto. E, infine, invita ad adottare le ''necessarie iniziative volte ad assicurare, anche per il passato, il rispetto degli obblighi fiscali e contributivi con la necessaria urgenza'', anche per evitare la prescrizione dei termini.
Da ultimo è opportuno ricordare che i vertici dell'ex Inpdap si sono occupati della questione in più occasioni, ignorando tra l'altro, le perplessità manifestate dalla direzione risorse umane dell'istituto in relazione alla corresponsione di tali somme. Nella prima delibera, quella del marzo 2010, il compenso di 300 euro passava direttamente dall'iscritto che chiedeva il mutuo al tecnico Inpdap che effettuava la perizia come nel più classico dei pagamenti in nero. Successivamente con una delibera del settembre 2011 viene istituito un conto presso l'Inpdap dove affluiscono i compensi delle perizie che poi vengono rigirate in busta paga come 'somma risarcitoria' esentasse. Da quando la vicenda è emersa all'attenzione dei vertici dell'Inps, oltre ad attivare la procura della Corte dei Conti, è stato deciso che ''in attesa di una compiuta rivisitazione della materia'' le somme siano comunque sottoposte alle trattenute fiscali e contributive''.
