Europee, annuncio di Renzi: "Cinque donne alla guida delle liste Pd"
Roma, 9 apr. (Adnkronos/Ign) - Cinque donne alla guida delle liste del Pd alle Europee. E' la mossa del segretario del Pd Matteo Renzi, annunciata in mattinata al Vinitaly di Verona e approvata all'unanimità dalla direzione del partito tenutasi nel pomeriggio. I nomi sono quelli di Alessandra Moretti alla guida del nord est, Alessia Mosca nel nord ovest, Simona Bonafè al centro, Pina Picierno al sud e Caterina Chinnici per le isole. ''Cinque candidature femminili non come bandierine'' ma persone ''scelte per la loro esperienza, la storia personale e il lavoro fatto''.
''E' la migliore risposta a chi in questi mesi ha accusato me di scarsa sensibilità sul tema", ha sottolineato Renzi. "I giornali mi fanno le prediche sul fatto che l'Italia non valorizza le donne, ma poi vedo i miei ministri, le candidature di cinque donne, il mio partito fatto da metà donne e poi nelle redazioni di quei giornali per avere un articolo firmato da una donna se ne vede uno ogni 15 giorni", ha aggiunto il premier.
Tornado all'incontro di Vinitaly, Renzi ha sottolineato che la cosa che più lo ha colpito ''è che tanta gente che ho incontrato ha detto 'non mollate' e noi non molliamo. Noi andiamo avanti su questa strada". Il tema è sempre quello delle riforme. "Noi stiamo facendo un lavoro molto serio sulle riforme e penso che i cittadini se ne siano accorti perché dopo 30 anni di discussioni noi stiamo facendo sul serio: il 25 maggio non si voterà per le Province". E ancora il presidente del Consiglio ha ricordato che "ci sarà la riforma del Senato e l'abolizione del Cnel. Un organo costituzionale di cui si parlava da tempo ma oggi c'è un ddl costituzionale all'esame della commissione al Senato".
Il premier ha ribadito con forza: "Noi vogliamo riorganizzare il paese. Per la prima volta mettiamo un tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici: 238mila euro e c'è anche chi si lamenta... - ha polemizzato Renzi - è più del doppio di quello che prende il presidente del Consiglio, ed è già tanto. 238mila euro non mi sembra una cifra scandalosa. Poi c'è chi dice che il dirigente pubblico bravo se ne andrà nel privato: beh io gli dico 'vai ce ne faremo una ragione'".
E in ogni caso -ha continuato il premier- i dirigenti bravi nel pubblico ce ne sono tanti e non lo fanno solo per lo stipendio". E il presidente del Consiglio ha quindi ribadito che "stiamo riorganizzando tutta la macchina statale. Non è accettabile che i mandarini diventino intoccabili e che in questi dieci hanno abbiano aumentato le loro retribuzioni. Questo e' inaccettabile". E il premier ha quindi spiegato che "una parte variabile del loro stipendio ad esempio il 10% dovrà essere correlata al raggiungimento di obiettivi concreti magari basati su parametri internazionali. E non ci saranno più premi di risultato per tutti, indistintamente, come e' avvenuto fino ad oggi".
Intanto dalla Camera arriva il via libera definitivo alla legge per le elezioni europee, che tra le altre misure prevede il meccanismo del riequilibrio nelle candidature uomo-donna, norme che entreranno però in vigore solo dal 2019. Il testo ha ottenuto 338 si', 104 no. Il gruppo della Lega Nord si è astenuto.
