Roma, 22 apr. (Adnkronos/Ign) - Il governo metterà la fiducia alla Camera sul decreto legge uscito dalla commissione Lavoro. A formalizzare la richiesta in Aula il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi. "A nome del governo pongo la questione di fiducia sull'approvazione senza emendamenti del dl nel testo della commissione" ha comunicato il ministro. La Conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso che le dichiarazioni di voto, in Aula alla Camera, inizieranno mercoledì alle 13.30. La prima 'chiama' comincerà alle 15.20. Giovedì alle 12 ci saranno invece le dichiarazioni sul voto finale in diretta tv. NUOVO CENTRODESTRA - La fiducia vedrà il voto positivo dell'Ncd nonostante lo scontro con il Pd ''conservatore di Damiano''. "Voteremo la fiducia al governo riformista di Renzi e Poletti, ma non rinunciamo alla nostra battaglia in Senato, sicuri di una mediazione", spiegano Maurizio Sacconi e Nunzia di Girolamo. L'apertura dei lavori della Camera è stata preceduta da un lungo vertice tra maggioranza e governo, nel corso del quale, ha annunciato Sacconi, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, aveva cercato di tenere compatta la maggioranza intorno a una proposta di mediazione. Si sarebbe infatti modificato sia il capitolo relativo alla sanzione attualmente prevista nel caso l'azienda sforasse il tetto del 20% di contratti a termine sul totale dei dipendenti, trasformando l'assunzione a tempo indeterminato in sanzione monetaria; sia il capitolo sulla formazione nell'apprendistato concedendo libertà agli imprenditori di optare per la formazione regionale o quella aziendale. Il tutto 'legato' dall'impegno della maggioranza a 'blindare' il nuovo testo al Senato, in seconda lettura. "Una mediazione che noi avevamo accettato", spiega ancora Sacconi denunciando il no del Pd. "Non solo ha detto no ma ha rilanciato chiedendo di portare da 5 a 4 le proroghe ai contratti a tempo determinato rendendo così impossibile un'intesa di maggioranza", aggiunge Sacconi, che ha rinviato dunque la 'palla' alla discussione in Senato: "Ci impegneremo ad ottenere modifiche". Un 'doppio' Pd, dunque, come denuncia anche la capigruppo di Ncd alla Camera, Nunzia di Girolamo, più morbida però nel delineare "una possibilità" di mediazione anche a Palazzo Madama. "Noi siamo alleati a questo governo di sinistra riformista che parla di Jobs Act. Voteremo quindi la fiducia alla Camera senza rinunciare alla nostra battaglia al Senato dove in termini di mediazione ci sarà più spazio", spiega puntando il dito contro l'esistenza "di due Pd: uno riformista di Renzi e Poletti e uno conservatore di Damiano". A raccontare la propria versione del vertice di maggioranza è anche lo stesso Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro della Camera. "Avevamo accettato la proposta di mediazione del ministro Poletti ma quando abbiamo chiesto di portare le proroghe da 5 a 4 l'Ncd si è opposto - racconta - Poletti aveva avanzato due ipotesi di mediazione che il Pd aveva entrambe accettate: quella sulla trasformazione della sanzione per le aziende che superano il tetto del 20% dei contratti a tempo in sanzione pecuniaria, come chiedeva Scelta Civica, e quella sulla formazione dei lavoratori che avrebbe potuto essere sia pubblica che aziendale". "A quel punto, accettando la mediazione abbiamo anche chiesto di portare le proroghe a 4 e Poletti aveva detto va bene. Ma il Ncd - conclude - dopo una consultazione, si è opposto". SCELTA CIVICA - Anche Scelta civica voterà la fiducia sul decreto legge lavoro, alla Camera, anche se ''il testo non ci piace''. Quindi cercherà di modificarlo al Senato. ''Purtroppo - dice ai giornalisti il capogruppo di Scelta civica a Montecitorio, Andrea Romano - Ncd e la sinistra del Pd si sono opposti al miglioramento che era necessario''. Nel corso della riunione tra maggioranza e governo, ''eravamo vicini a una mediazione importante che si è impantanata'' su delle modifiche che ''avrebbero reso il testo più efficiente''. FORZA ITALIA - Critiche arrivano da Fi. ''Matteo Renzi mette la fiducia al dl lavoro perché non ha più la maggioranza. E' questa la verità. Sul decreto Poletti è stato trovato un accordo (si fa per dire) indecente e immorale" attacca il presidente dei deputati di Fi, Renato Brunetta. "Hanno posto la fiducia per farlo passare così com'è stato modificato, in peggio, alla Camera, ma già è pronto un accordo armato con Alfano e Scelta civica per cambiarlo in Senato. Eppure - aggiunge Brunetta - doveva essere il decreto per i giovani, per il lavoro, per correggere le follie della Fornero. Nulla di tutto questo. Oggi, botte da orbi in maggioranza e una finta fiducia per passare la 'nottata'. Se ne riparlerà al Senato, ormai porto delle nebbie e degli insabbiamenti renziani. Che tristezza per il rottamatore. Chi può gli stacchi la spina'', conclude Brunetta. M5S - Durissima la posizione di M5S che ha visto bocciata la sua richiesta di rinviare il testo in Commissione. Per i deputati grillini, il testo del governo è "pensato dagli schiavisti del nuovo millennio. Il decreto non crea nuovi posti di lavoro ma crea nuovi posti di schiavitù iperprecaria. Inoltre sono state presentate modifiche che consentono di aggirare il pur blando paletto che poneva un limite alle assunzioni a termine pari al 20% rispetto al totale della forza occupata". I deputati pentastellati avvertono: "Sarà una guerra su ogni emendamento. Questo decreto è un insulto ai cittadini, ai precari, ai lavoratori, ai sindacati. Gli unici d'accordo sono i sindacalisti aziendalizzati che non protestano". I 5 Stelle hanno inoltre lanciato due hashtag su Twitter: #schiavimoderni #precaRenzi.