L'invito del card. Parolin: 'Riformare l'Onu, perché sia forte ma anche più democratica'
Città del Vaticano, 22 apr. (Adnkronos) - Riformare l'Onu, dando all'Organizzazione delle Nazioni Unite più forza ma anche più democrazia. E' l'esigenza che esprime il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nell'intervista contenuta nel libro 'I Papi della pace' e riportata sull'Osservatore Romano. "L'Onu è un organismo benemerito e nonostante i suoi limiti è meglio che ci sia piuttosto che non ci sia - premette il porporato, braccio destro di papa Francesco in Vaticano - Ma avrebbe ormai bisogno di una riforma, da più parti invocata ma non facile da realizzare: il mondo è molto cambiato da quando venne creato alla fine della seconda guerra mondiale", ricorda. Per il cardinale Parolin, "non è facile dargli un potere effettivo per poter mantenere la pace, la sua missione fondamentale, senza che il potere sia di fatto soltanto nelle mani di alcuni Paesi. Una vera Onu, forte ma democratica - sottolinea il segretario di Stato vaticano - sarebbe una benedizione per tutti".
Su papa Francesco, Parolin dice che "agirà con la parola, intervenendo ogni volta che la pace è minacciata, senza curarsi del rischio di venire strumentalizzato e soprattutto indicando le cause della violenza e delle guerre. Lo farà testimoniando l'amore alla pace anche con la sua eventuale presenza, magari improvvisata, sui luoghi dei conflitti".
Prosegue il cardinale Parolin: "Papa Francesco seguirà la propria sensibilità e troverà anche in questo campo i gesti più efficaci e forse sorprendenti, per non dire inquietanti agli occhi di qualcuno che amerebbe il 'si è sempre fatto così', per far sentire la sua presenza e la sua sollecitudine per la pace".
Il segretario di Stato vaticano ricorda che "papa Francesco parla di perdono e di riconciliazione. Molto dipende anche da quanti soffiano sul fuoco, finanziando e armando le parti in lotta. Spesso lo fanno, purtroppo, in nome di Dio o del proprio credo religioso. In questo - osserva - noi europei dovremmo ricordarci che per secoli ci siamo comportati allo stesso modo. L'Europa occidentale, che ha provocato le due guerre più sanguinose della Storia, sembra aver imparato la lezione: speriamo lo facciano anche altri Paesi più giovani".
Oggi, avverta il cardinale Parolin, "nessuno può in coscienza fare la guerra o usare la violenza in nome di Dio. Ma, oltre a questo, le grandi religioni, proprio perché si proclamano universali, sono portatrici di un disegno di Dio sull'umanità che può essere soltanto un disegno di pace. Ciascuna lo farà con le proprie motivazioni, ma il compito di operare per la pace è di tutti".
