Grillo 'caccia' consigliere Emilia Romagna. Azzerato il gruppo del M5S in Regione
Bologna, 10 mag. (Adnkronos) - "Defranceschi fuori dal Movimento 5 Stelle". Questo il titolo del post comparso sul sito di Beppe Grillo con cui anche il consigliere regionale dell'Emilia Romagna Andrea Defranceschi finisce al bando. "Il M5S ha grande rispetto della Corte dei Conti e se si viene sanzionato - si legge ancora nel post - si chiede scusa e ci si autosospende".
Il riferimento è alla deliberazione della Corte dei Conti dell'Emilia Romagna, pubblicata venerdì dalla Regione, in cui si contestano ai gruppi consiliari di viale Aldo Moro 150 mila euro di spese irregolari, tra cui circa 22 mila euro utilizzati da Defranceschi nel 2013. "A seguito di questa richiesta formale della Corte dei Conti il consigliere regionale Defranceschi - prosegue il post di Grillo - è sospeso dal M5S e diffidato a utilizzarne il simbolo".
Con questa sospensione, scompare di fatto, il gruppo dei 'grillini' in Regione, la prima in cui entrarono i 5 Stelle e che già, persero il dissidente Giovanni Favia.
Alla richiesta di restituzione del denaro pubblico speso in modo "irregolare" secondo la magistratura contabile, Defranceschi ha replicato con una nota in cui aveva annuciato l'intenzione di fare ricorso al Tar.
"La Corte dei conti vorrebbe chiedermi la restituzione di un anno di stipendio di due persone che hanno lavorato", aveva precisato il consigliere, alla vigilia del post comparso sul blog di Grillo, e parlato di "un ennesimo sfregio di una burocrazia che non distingue il valore del lavoro dal furto". "Li ho pagati anticipatamente per il lavoro fondamentale che già mi stavano fornendo - ha precisato - questo perché causa cambiamento in corsa dei regolamenti si era paventato il rischio che rimanessero scoperti".
"Io capisco che molte persone nella pubblica amministrazione vengono pagate con i soldi dei cittadini per fare altro, magari per lavorare per il partito, magari perché parenti o colleghi di un qualche studio: peccato che non siamo tutti uguali", ha contrattaccato Defranceschi, aggiungendo "capisco che la Corte dei conti non sia abituata a casi del genere, ma dovranno farsene una ragione". Queste persone hanno lavorato e io le ho pagate, con fondi che spettavano loro in base alla normativa vigente. Punto".
"Se dovrò pagare di tasca mia due contratti lo farò, ma non prima di aver fatto ricorso al Tar, visto che i due contratti di lavoro sono già stati accertati, documentati, legalmente ammessi dalla normativa regionale, approvati dai revisori dei conti, da una sentenza della Corte costituzionale - ha sottolineato - nonché dalla mia personale consulente del lavoro".
Il tutto, inoltre, "non prima di aver capito il metro di giudizio con cui la Corte dei conti decide cosa viene contestato e punito, e cosa invece tollerato" visto che, ha ricordato Defranceschi, "alla Corte dei conti giacciono da anni una decina di miei esposti per milioni di euro tutti debitamente documentati di cui non ho più notizia".
Insomma, tuonava venerdì Defranceschi, prima della sospensione giunta da Grillo, "è ora di smontare questo sistema e riscrivere le regole in base a un nuovo principio: quello dell'onestà e della meritocrazia. Il resto, a casa e lasciateci lavorare".
Giovanni Favia, consigliere comunale di Bologna ed ex M5S tra i primi espulsi del Movimento, commenta con un tweet il cartellino rosso di Grillo: "Il capò ha espulso Andrea. Come Pizzarotti era nella lista nera da tempo. Con la sua solita infamia si è aggrappato alla prima scusa trovata".
"Ormai l'M5S Emilia-Romagna - prosegue Favia - non si colloca più sul piano della cronaca politica, ma della saga epica".
