Volano gli stracci in casa Pd dopo il caso Mineo, tredici senatori si autosospendono
Roma - Il senatore del Pd Paolo Corsini ha annunciato in aula a palazzo Madama che tredici senatori del Pd si sospendono dal gruppo per protesta rispetto alla decisione di ieri dell’ufficio di presidenza del Pd di sostituire Corradino Mineo e Vannino Chiti nella commissione Affari costituzionali che si occupa della riforma istituzionale. Orsini ha denunciato il fatto come “una palese violazione dell’art.67 della Costituzione”. Gli autosospesi sono, oltre allo stesso Corsini, Casson, Chiti, D’Adda, Dirindin, Gatti, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci e Turano. “Per il momento sono 13, perché stiamo parlando con tanti altri colleghi che vogliono aderire”, ha spiegato lo stesso Corsini.
Il senatore Mineo, che ha definito “anacronistica” la procedura adottata nei suoi confronti, parlando del suo allontanamento, ha detto: “Della mia esclusione, che ritengo un clamoroso errore di Renzi, ho saputo a mezzo stampa e ancora formalmente non ne so nulla”. Mineo non si sente “né vittima, né epurato” ma, pur intendendo partecipare all’assemblea del partito della prossima settimana, non esclude conseguenze estreme: “Se nel Partito democratico non c’è la possibilità di parlare, e nemmeno nel Parlamento, io non ci sto...”.
Proprio oggi il premier Matteo Renzi, prima di lasciare Pechino dove ha incontrato la comunità d’affari italiana, ha avvertito le forze politiche sulla necessità di accelerare sulle riforme. Queste, “non si annunciano, si fanno, e non lasciamo a nessuno il diritto di veto. Contano più i voti degli italiani che il diritto di veto di qualche politico”, ha avvisato chiedendo allo stesso tempo di cambiare mentalità perché nel mondo “c’è fame d’Italia”. “Noi andiamo avanti convinti, costi quel che costi, a cambiare il Paese”, ha sottolineato il premier. “Non ne possiamo più di un’Italia rannicchiata, impaurita, dobbiamo essere consapevoli di quello che siamo, fare gioco di squadra, andiamo avanti a testa alta”, ha esortato.
I COMMENTI - ”Il premier dalla Cina, rinverdendo la tradizione bulgara, rivendica la decisione di ieri, che inizialmente era stata attribuita a Zanda e al gruppo del Senato”, ha scritto sul suo blog Pippo Civati, a proposito dell’esclusione dei senatori Pd. “Dice che non accetta veti: benissimo. Il problema è distinguere i veti (che si confondono, come in questo caso, con i propri ricatti: o così o niente) dalla libera espressione di un’opinione in campo costituzionale. Dove tutti i parlamentari sono sovrani, di più: sovranissimi”.
