Iraq, i jihadisti conquistano la più grande raffineria del Paese
Baghdad - Ancora una conquista da parte dei jihadisti nel nord dell’Iraq. E stavolta si tratta della più grande raffineria di petrolio del Paese, quella di Baiji, che si trova a circa 200 chilometri a nord di Baghdad. E’ stata attaccata all’alba dallo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) con armi automatiche e mortai all’indomani della decisione delle autorità irachene che ne avevano disposto la chiusura. Uno dei mortai ha colpito un deposito di carburante provocando un vasto incendio. Testimoni hanno riferito di una colonna di fumo che si è alzata dall’impianto.
L’avanzata degli estremisti sunniti non ha comunque rallentato le esportazioni di petrolio dall’Iraq. Secondo quanto emerge da un rapporto preliminare diffuso dall’agenzia Bloomberg, si registra invece un aumento dell’export dell’oro nero motivato dal fatto che i giacimenti più importanti del paese si trovano nelle zone meridionali, finora nemmeno sfiorate dal conflitto, e nella regione semi-autonoma del Kurdistan, sotto il controllo dei peshmerga. Qualche dato: a luglio le esportazioni di ‘Bassora Light’, la qualità di petrolio estratta nel sud dell’Iraq, potrebbero raggiungere i 2,8 milioni di barili al giorno, l’11% in più rispetto alla media di quest’anno. Un dato che è vicino al picco massimo dell’export di prodotti petroliferi negli ultimi 30 anni raggiunto dall’Iraq a febbraio. La situazione nel sud del paese è “calma”, come ha spiegato Thamir Ghadban, un consigliere del primo ministro iracheno, Nuri al-Maliki.
SEQUESTRO DI MASSA -I jihadisti hanno preso in ostaggio sessanta operai, tra cui 15 turchi e cittadini originari del Pakistan, Bangladesh, Nepal e Turkmenistan. Stavano tutti costruendo un ospedale nei pressi di Tor, località situata tra Salahuddin e Kirkuk. La notizia è stata riferita da uno dei lavoratori che è riuscito a fuggire, citato dall’agenzia d’informazione Dogan, secondo cui il gruppo di operai si stava dirigendo verso la città curda di Sulaymaniyya quando è stato preso in ostaggio. La notizia del sequestro, finora, non è stata ancora confermata dal ministero degli Esteri turco. Ieri la Turchia ha evacuato il suo consolato nella città di Bassora, nell’estremo sud dell’Iraq, per motivi di sicurezza.
LE PAROLE DI ROHANI - L’Iran “farà di tutto” per proteggere i luoghi santi dell’Islam sciita in Iraq dalla minaccia jihadista, Ha dichiarato il presidente iraniano, Hassan Rohani, nel corso di un discorso da Khoram-Abad, vicino al confine con l’Iraq, trasmesso in diretta televisiva. “A proposito dei luoghi santi degli imam sciiti (in Iraq, ndr), mettiamo in guardia le grandi potenze, i loro lacché, gli assassini e terroristi, che il grande popolo iraniano farà di tutto per proteggerli”, ha detto Rohani.
OBAMA INCONTRA I LEADER DEL CONGRESSO - Barack Obama ha convocato per oggi alla Casa Bianca i quattro leader del Congresso per discutere con loro le opzioni di un’eventuale azione degli Stati Uniti di fronte alla crisi in Iraq. Dall’incontro di Obama con il leader della maggioranza democratica al Senato Harry Reid, lo Speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, ed i leader delle minoranze di Senato e Camera, il repubblicano Mitch McConnell e la democratica Nancy Pelosi, potrebbe arrivare un segnale dell’intenzione di procedere con i raid contro i miliziani sunniti che stanno avanzando verso Baghdad.
Riguardo ad eventuali raid aerei, lo stesso segretario John Kerry due giorni fa ha fatto riferimento ad un possibile uso dei droni. “Non sono l’unica risposta, ma possono essere una delle opzioni importanti per cercare di fermare la massa di persone che si stanno muovendo in convogli, camion, terrorizzando le persone”, ha detto Kerry.
