Oggi l’autopsia sul corpo di Ciro Esposito, domani i funerali
(AdnKronos) - In corso all’Istituto di medicina Legale dell’Università La Sapienza di Roma, l’autopsia sul corpo di Ciro Esposito, il tifoso napoletano ferito prima della finale di Coppa Italia e morto ieri dopo 50 giorni di agonia al Policlinico Gemelli. “Il primo dato che emerge dall’autopsia è che il proiettile che ha ferito Ciro è passato in mezzo alle costole per poi conficcarsi nella colonna vertebrale”, ha dichiarato Sergio Pisani, legale della famiglia Esposito, fuori dell’obitorio comunale in piazzale Verano.
“L’autopsia dovrebbe terminare verso l’una. Speriamo di portare Ciro a casa stasera, anche se ci sono tempi tecnici e burocratici da rispettare”, ha detto ancora Pisani. La salma dovrebbe infatti essere trasferita a Napoli, per la camera ardente a Scampia dove domani si svolgeranno i funerali.
Nella testimonianza audio in possesso dei legali del tifoso napoletano non solo ha riconosciuto Daniele De Santis, l’ex ultras noto come ‘Gastone’, come il suo aggressore, ma ha anche confermato che più di una persona era coinvolta nell’aggressione. L’audio è stato registrato con un telefonino presso il policlinico Gemelli di Roma. “Nel corso di 54 giorni Ciro ha avuto qualche momento di estrema lucidità - ha dichiarato l’avvocato Damiano De Rosa - Anche se la ricostruzione dei fatti è chiarissima, noi della difesa avevamo pensato di acquisire ulteriori conferme, per sicurezza. In questo senso abbiamo registrato un audio quando Ciro era al Gemelli, che purtroppo è di qualità approssimativa perché registrato con un telefonino, ma chiaro nel contenuto. L’audio verrà consegnato all’Autorità giudiziaria. Non è una prova in senso tecnico, ma è meglio di niente”. “La cosa più importante del contenuto dell’audio - ha spiegato De Rosa - riguarda il momento in cui abbiamo mostrato al ragazzo una foto segnaletica estratta dal fascicolo delle indagini: Ciro ha riconosciuto De Santis ritratto nello scatto. Ha inoltre confermato che più di una persona era coinvolta nell’aggressione”.
Pisani dal canto suo ha fatto inoltre sapere che “chiederemo l’acquisizione dei piani di sicurezza predisposti per la finale di Coppa Italia per cercare di capire come mai il punto in cui Ciro è stato aggredito non era controllato”. “In questo senso - ha aggiunto - va considerata anche l’ipotesi di omicidio colposo. Non vogliamo puntare il dito contro nessuno, ma è dovere della magistratura capire come sia stato possibile che sia accaduto un fatto del genere”.
E continua anche sotto una lieve pioggia il via vai di amici, conoscenti o semplici tifosi del Napoli all’esterno dell’autolavaggio nel quale lavorava Ciro. Lo striscione ‘Ciao eroe’, affisso ieri all’esterno della cancellata, è affiancato da una foto del ragazzo, da maglie e sciarpe del Napoli e dalle sciarpe del Catania, tifoseria caratterizzata da buoni rapporti con quella napoletana, e della Lazio, i cui tifosi non hanno mancato di manifestare la propria solidarietà alla famiglia in più occasioni durante il ricovero in ospedale di Ciro.
La camera ardente è in allestimento nell’auditorium all’interno della sede dell’Ottava Municipalità. A poca distanza c’è la palestra di Gianni Maddaloni, padre dell’olimpionico Pino: uno striscione all’esterno recita ‘È andata via la parte migliore di Scampia, ciao Ciro’. Striscioni simili sono affissi nell’intero quartiere.
Nel Frattempo Daniele De Santis, l’ex ultrà giallorosso accusato di aver sparato al tifoso napoletano a Esposito, è stato trasferito per motivi di sicurezza all’ospedale Belcolle di Viterbo. De Santis è ricoverato nel reparto di medicina protetta della struttura, una zona dell’ospedale sorvegliata e con accessi limitati e stabiliti dalle autorità giudiziarie e dall’amministrazione del carcere Mammagialla di Viterbo. Per ora, a quanto apprende l’Adnkronos Salute, non è stata rafforzata la vigilanza interna dell’ospedale e non c’è stato nessun problema di sicurezza. De Santis, dopo gli scontri della finale di Coppa Italia, era stato ricoverato per una grave frattura a una gamba al Policlinico Umberto I di Roma. Ieri la decisione del trasferimento nel reparto di medicina protetta di Belcolle, uno dei pochi attrezzati del Lazio in grado di per accogliere i pazienti in ambito sanitario-penitenziario.
