(AdnKronos) - Non lasciamoci ingannare dall'orgoglio che cerca riconoscimenti. Papa Francesco, nel giorno della solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, presiede la concelebrazione eucaristica con i nuovi ventiquattro arcivescovi metropoliti e mette in guardia dal potere, dalle gratificazioni e dall'orgoglio. Accanto al Papa la delegazione del Patriarcato di Costantinopoli guidata dal Metropolita di Pergamo Ioannis (Zizioulas), co-presidente della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Il Papa si rivolge ai "fratelli Vescovi" e chiede: "Noi - mi domando -, cari fratelli Vescovi, abbiamo paura? Di che cosa abbiamo paura? E se ne abbiamo, quali rifugi cerchiamo, nella nostra vita pastorale, per essere al sicuro? Cerchiamo forse l'appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo? O ci lasciamo ingannare dall'orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti, e lì ci sembra di stare sicuri? Dove poniamo la nostra sicurezza?". Bergoglio, invocando un cammino verso "la piena comunione tra le due Chiese sorelle", riflette sul problema della "paura e dei rifugi pastorali" e rimanda alla testimonianza dell'Apostolo Pietro che "ci ricorda che il nostro vero rifugio è la fiducia in Dio: essa allontana ogni paura e ci rende liberi da ogni schiavitù e da ogni tentazione mondana. Oggi, il Vescovo di Roma e gli altri Vescovi, specialmente i metropoliti che hanno ricevuto il pallio, ci sentiamo interpellati dall'esempio di san Pietro a verificare la nostra fiducia nel Signore". "Pietro - ricorda il Papa nel corso della celebrazione presieduta nella Basilica di San Pietro - ha sperimentato che la fedeltà di Dio è più grande delle nostre infedeltà e più forte dei nostri rinnegamenti. Si rende conto che la fedeltà del Signore allontana le nostre paure e supera ogni umana immaginazione. Anche a noi, oggi, Gesù rivolge la domanda: "Mi ami tu?". Lo fa proprio perché conosce le nostre paure e le nostre fatiche. Pietro ci mostra la strada: fidarsi di Lui, che "conosce tutto" di noi, confidando non sulla nostra capacità di essergli fedeli, quanto sulla sua incrollabile fedeltà. Gesù non ci abbandona mai, perché non può rinnegare se stesso. La fedeltà che Dio incessantemente conferma anche a noi Pastori, al di là dei nostri meriti, è la fonte della nostra fiducia e della nostra pace. La fedeltà del Signore nei nostri confronti tiene sempre acceso in noi il desiderio di servirlo e di servire i fratelli nella carità". L'amore di Gesù, ammonisce il Papa, " deve bastare a Pietro. Egli non deve cedere alla tentazione della curiosità, dell'invidia, come quando, vedendo Giovanni lì vicino, chiede a Gesù: "Signore, che cosa sarà di lui?» . Ma Gesù gli risponde: "A te che importa? Tu seguimi!. Questa esperienza di Pietro costituisce un messaggio importante anche per noi, cari fratelli Arcivescovi. Il Signore oggi ripete a me, a voi, e a tutti i Pastori: Seguimi! Non perdere tempo in domande o in chiacchiere inutili; non soffermarti sulle cose secondarie, ma guarda all'essenziale e seguimi. Seguimi nonostante le difficoltà. Seguimi nella predicazione del Vangelo. Seguimi nella testimonianza di una vita corrispondente al dono di grazia del Battesimo e dell'Ordinazione. Seguimi nel parlare di me a coloro con i quali vivi, giorno dopo giorno, nella fatica del lavoro, del dialogo e dell'amicizia. Seguimi nell'annuncio del Vangelo a tutti, specialmente agli ultimi, perché a nessuno manchi la Parola di vita".