(AdnKronos) - Emergono nuovi particolari nella vicenda dell'omicidio di Silvio Fanella, il broker ucciso all'interno della propria abitazione romana di via della Camilluccia il 3 luglio scorso. I Carabinieri del Ros e dei comandi provinciali di Roma e Potenza hanno eseguito tre fermi nei confronti di Roberto Macori, Aniello Barbetta e Giovanni Plastino (quest'ultimo attualmente detenuto per un'altra vicenda) ritenuti tra i responsabili del tentativo di sequestro, il 29 agosto 2012, di Fanella. Il rapimento non riuscì perché quel giorno Fanella salì a bordo di un'automobile differente da quella individuata dai sequestratori. Non solo. È probabile che nel gruppo che avrebbe dovuto sequestrare Fanella nel 2012 ci fosse anche un ex componente della Banda della Magliana. E' quanto emerge da un'intercettazione ambientale fatta dai carabinieri. Similitudine tra gli episodi - Il provvedimento di fermo firmato dai pubblici ministeri Giuseppe Cascini e Paolo Ielo è stato preso perché "l'episodio accaduto in via dei Gandolfi presentava numerose similitudini con quello dell'agosto 2012. In particolare l'azione del 3 luglio è stata compiuta da almeno tre persone armate e munite di fascette per immobilizzare la vittima, che hanno esibito al portiere dello stabile dove abitava Fanella un tesserino di riconoscimento falso della Guardia di finanza". Nel provvedimento si fa la ricostruzione di quanto accaduto e le perquisizioni disposte negli immobili già nella disponibilità di Fanella e in particolare su quello di Pofi (Frosinone), in via Casilina Sud numero 98 e su quelli di Fabro (Tr) ubicato in via Trento numero 3 e in via Trieste numero 20. Nel provvedimento si parla delle perquisizioni fatte a Pofi e si precisa che nel corso di tali perquisizioni è stata trovata occultata nel sottetetto dell'abitazione la somma in contanti di 245.800 euro e di 249.100 dollari, nonché cinque orologi di valore e numerose pietre preziose. Il ritrovamento di tali beni nella casa di campagna di Fanella costituisce, secondo la procura, "ulteriore e definitivo riscontro alla individuazione del Fanella come vittima del tentativo di sequestro nell'agosto 2012". CENITI: "NON HO SPARATO, NON ERO ARMATO" - Intanto, i magistrati della Procura di Roma sono andati al policlinico Gemelli di Roma per ascoltare Giovanni Battista Ceniti, rimasto ferito nella sparatoria alla Camilluccia. "Non ho sparato, non ero armato" ha detto l'uomo, accusato di omicidio volontario aggravato. In sostanza, il ferito non ha voluto rispondere alle domande, limitandosi a fare una dichiarazione spontanea per negare di essere andato armato in via della Camilluccia. Ai magistrati Ceniti ha detto che il suo stato attuale di salute non gli consente di ricordare l'accaduto nei particolari. Nega comunque di aver sparato, e quindi chiede ogni tipo di accertamento che possa scagionarlo. Secondo il difensore, a causa delle ferite riportate, è intervenuto uno stato di amnesia, quindi è credibile che non sia in grado di ricordare l'accaduto.