Ventidue anni fa via D'Amelio, parla Lucia Borsellino: "Istituzioni devono fare luce"
(AdnKronos) - Giornata di commemorazioni a Palermo in occasione del ventiduesimo anniversario della strage di via D'Amelio, in cui morirono Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta.
"Lancio da qui un appello a tutte le istituzioni perché si faccia luce su quanto è accaduto in via D'Amelio", ha detto Lucia Borsellino, figlia del giudice, prima di lasciare la caserma Lungaro di Palermo dove sono state ricordate, con una messa, le vittime della strage.
"Non lo dico da figlia - ha spiegato - ma da cittadina, perché è un diritto e un dovere di tutti collaborare. Soprattutto per le nuove generazioni, sono mamma di due bambini che conoscono solo una parte della storia ma vorrei che conoscessero anche l'altra parte, quella che fa piu' male". Cosi'
"A ventidue anni di distanza dalla strage di Via D'Amelio la presenza di mio padre è ancora viva, la presenza dell'uomo prima che del magistrato, perché abbiamo avuto un padre meraviglioso, molto presente, che ci è bastato per farci andare avanti sereni. Una serenità che, devo ammettere, sul piano personale non ho più recuperato e che credo non recupererò mai, perché in certi momenti il nome che portiamo è più un peso che non un onore. E lo dico con estrema consapevolezza". Lucia Borsellino per la prima volta rompe il tradizionale silenzio che l'ha sempre contraddistinta, dalla strage di 22 anni fa. "Il nostro non è un silenzio fine a se stesso - dice a margine della messa dedicata alle vittime di mafia alla caserma Lungaro di Palermo alla presenza del Capo della Polizia, Alessandro Pansa - ma è un silenzio che vuole parlare, perché la nostra è una responsabilità quotidiana. E' il modo con cui i nostri gentori avrebbero voluto che noi continuassimo ad alimentare quei valori che ci hanno nutrito, cioé fare la vita di ogni giorno con senso di responsabilità e senza riflettori". Poi, Lucia Borsellino, parlando ancora della strage in cui morirono il padre e cinque agenti della scorta, ha detto: "Vorrei che ci fosse una maggiore consapevolezza collettiva su quello che è accaduto il 19 luglio del 1992 e in quegli anni, perché c'è stata una vera e propria guerra e molte persone hanno agito in estrema indifferenza".
Grasso - "Quando penso a Paolo Borsellino la mia mente si perde in un caleidoscopio di emozioni, pensieri, ricordi, frammenti di vita vissuti assieme: i suoi consigli, il sostegno umano e professionale, la sua brillante intelligenza, quel sorriso in grado di sciogliere la tensione dei momenti più difficili. Paolo era una persona semplice, ironica, estroversa: ricordo le sue fughe dalla scorta, l'aspirazione di vivere una vita normale, di poter fare quello che tutti quanti fanno, in quei pochi attimi di libertà e di evasione dalla vita blindata cui era costretto. Amava le cose semplici, era animato da una passione viscerale per il proprio lavoro e da un insopprimibile desiderio di giustizia". E quanto scrive il presidente del Senato Pietro Grasso sul suo profilo Facebook.
. "Credeva nei giovani, sentiva l'approvazione dei siciliani e questo -prosegue Grasso- gli dava la forza di andare avanti, sempre, a qualunque costo. Quando Giovanni Falcone fu ucciso dalla mafia si assunse la responsabilità di raccoglierne la pensante e pericolosa eredità professionale. Paolo era consapevole di ciò che gli sarebbe accaduto ma non ebbe mai paura e andò avanti, con tutto se stesso. Non era segno di incoscienza ma l'accettazione del pericolo connaturato al lavoro che svolgeva: questa la sua più grande lezione.
