(AdnKronos) - Rush finale sulle riforme in Senato. "Abbiamo deciso di andare avanti a oltranza, anche dopo le 24, in modo da garantire che si possano fare le dichiarazioni sul voto finale per domani alle 9.30" aveva detto in apertura di seduta il presidente Pietro Grasso, riferendo all'Aula le decisioni prese dalla conferenza dei capigruppo sul ddl riforme. Ma non è stato necessario arrivare a notte fonda. Nel tardo pomeriggio, infatti, un applauso dell'Aula del Senato ha salutato l'approvazione dell'articolo 40, l'ultimo del ddl, e Grasso ha confermato per venerdì alle 9.30 l'inizio delle dichiarazioni di voto finale. Tra le novità che hanno avuto il via libera, in una seduta caratterizzata da tensioni, l'emendamento dei co-relatori Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli che porta a 150mila il numero di firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare. Un 'taglio' di centomila firme rispetto a quanto previsto dal testo licenziato dalla commissione Affari costituzionali. In base alla Costituzione vigente l'art. 71 prescrive 50mila firme. Con il via libera all'articolo 11, il Senato ha inoltre ammesso, dopo aver approvato un emendamento dei relatori, una nuova forma di democrazia diretta, il referendum propositivo, che nel futuro art. 71 della Costituzione, si affiancherà, così, a quello abrogativo. Il Senato ha quindi approvato l'articolo 12 sul procedimento legislativo che introduce la corsia preferenziale per i disegni di legge governativi. In base a un emendamento del relatore Calderoli, però, tale procedura non può incidere sulle materie di competenza del Senato, oltreché su leggi elettorali, di ratifica, le leggi di contabilità e costituzionali. Un altro emendamento approvato dall'Aula del Senato prevede che i senatori a vita attualmente in carica non perderanno l'indennità di cui godono. Finocchiaro si era detta favorevole, l'altro relatore Calderoli contrario, il governo si è rimesso all'Aula. Nel ddl riforme c'è anche una norma 'anti-Batman', cioè anti 'casi-Fiorito', contenuta nelle disposizioni finali del provvedimento, che hanno rango costituzionale e quindi sono una fonte 'superiore' alle leggi regionali. L'articolo 39 approvato dispone, infatti, che "non possono essere corrisposti rimborsi o analoghi trasferimenti monetari recanti oneri a carico della finanza pubblica in favore dei gruppi politici presenti nei consigli regionali". Grasso ha dichiarato inammissibile l'emendamento 40.10 presentato da Calderoli relativo all'entrata effettiva in vigore della riforma solo alla prima conclusione naturale della legislatura. Il presidente ha spiegato che l'inammissibilità è legata al fatto che non si può appendere l'entrata in vigore di una norma al realizzarsi di una condizione che in teoria potrebbe non verificarsi per un periodo indefinito. Contromossa di Calderoli che ha presentato un altro emendamento che stabilisce che "comunque" la riforma non si applica prima del 18 novembre 2016. Il relatore ha trasformato il suo emendamento in ordine del giorno, che è stato approvato con 161 sì, 31 no e 23 astenuti, e che impegna il governo a compiere tutti gli atti coerenti con l'esigenza di non interrompere il percorso della riforma stessa. Il Movimento Cinque Stelle non ha partecipato al voto, Mario Mauro si è detto contrario e così Pier Ferdinando Casini, spiegando che sostanzialmente è un odg con il quale "ci facciamo ridere dietro". Grillo, 'pianisti' al Senato, vergogna! - M5S ha denunciato 'pianisti' in azione sul ddl. "Vergogna" ha scritto Beppe Grillo su Twitter rimandando a un post di Vito Crimi sul suo blog e a un video.

"Fra i banchi di Forza Italia qualcosa non va. La luce rossa di una postazione continua ad accendersi, comunicando il proprio voto. Ma il relativo senatore - Repetti - non c'è. Il nostro Lello si alza, raggiunge il seggio votante 'fantasma' e scopre la sorpresa: l'ennesima pallina di carta incastrata nella buchetta del voto. La estrae e denuncia la situazione. In risposta, qualcuno gli lancia un'altra pallina. Queste sono le condizioni in cui l'aula sta 'riformando' la Costituzione", scrive Crimi. Nel pomeriggio poi il presidente Grasso ha espulso il senatore del M5S Stefano Lucidi, che si era imbavagliato, e ha sospeso la seduta. Tensione in Aula dopo la sospensione dei lavori, diversi senatori sono venuti a contatto e sono volate parole grosse. La sospensione è durata diversi minuti. La situazione si è quindi normalizzata e le votazioni sono riprese. Dura accusa del gruppo M5S a Grasso. "Il presidente del Senato ci ha tolto la voce con ogni strumento: democratico e antidemocratico" si legge in una nota. "La nostra occupazione dei banchi dell'Aula è stata una protesta pacifica. Esprime tutta la nostra amarezza per una gestione dell'Aula a dir poco vergognosa. La rabbia e il senso di impotenza di chi vede il governo calpestare, indisturbato, gli interessi degli italiani", concludono i senatori.